sabato 26 dicembre 2009

Cosa fa like a virgin il giorno della vigilia?

Ecco la mia vigilia, dopo che hanno soppresso i voli Italia-Germania causa neve.

Doveva venire da me un tipo, palesemente per provarci, la mattina alle 11. Mi chiama alle 9, io che dormivo da 1 ora (problemi di insonnia causa nervosismi vari) e mi fa...sono gia qui, è un problema?
Ma va cosa dici mai....!
Ma visto che tanto non me ne frega niente, gli ho aperto bella che struccata e con la faccia rigonfia a mo' di zampogna.
Non capendo bene se era vero o se stessi ancora sognando, mi ritrovo sul tavolo una botiglia di vodka e succo d arancia.
Non capendo ancora bene cosa stesse succedendo, tempo mezz'ora e la bottiglia era agli sgoccioli. Intanto chiaccheriamo, alla fine è pure simpatico, quindi il tempo passa e va come doveva andare.
Io, sempre più rincoglionita nel frattempo.
Sono le 2 e passiamo alla birra, che si sa, non fa mai male.
Sostenendo che in mezz'ora se ne sarebbe andato, chiudo la porta con lui fuori alle 5 di pomeriggio.
Chiamo una mia amica da cui dovevo andare a cena e mi fa..e si l'altra tipa arriva tra un'ora, ce la fai?
E come no, mai avuto riflessi cosi' lucidi.
Un'ora dopo, ovviamente, riesco ad uscire dal bagno con una faccia quasi passabile. Dio lodi il make up.
Arrivo da lei con quelle due ore canoniche di ritardo.
A cena c'è anche una tipa coreana, a cui contavo di aggrapparmi visto che l'altra non la sopporto (era un po' la giornata da "ok, non ho proprio un cazzo da fare, sfogliamo la rubrica..").
Effettivamente è simpatica, riesco a reggere di parlare tutta la cena in inglese senza troppi problemi.
Ma presentarsi a casa altrui a mani vuote, si sa, non sta bene.
Una bottiglia di vino è finita.
Mi do alla coca light sperando mi corroda a dovere il contenuto dello stomaco.
Provo a mangiare la pasta, ed era una di quelle cose oscene che solo gli obesi possono cucinare. (questa è quella del post, dei krapfen, crepe e cappuccino)
Va bè, ripiego su pane e formaggio, ripetendomi "pane assorbi, pane assorbi, pane assorbi".
Chiamo un amico, stiamo un'ora al telefono e finisco i soldi. Giusto perchè sono giorni di ricchezza. Sostiene che tra qalche giorno viene a trovarmi,lui che non si è mai scollato da Como, ma questo lo realizzo solo ora.
Torno in cucina, passo davanti allo specchio e caccio un urlo. Magari una tappa in bagno ricostruttiva puo' essere utile.
Il make up fa miracoli, ma a tutto c'è un limite.
Decidiamo di uscire; pare che qui la vigilia sia festa uber sacra e dunque è tutto chiuso. Al che non diventa più una scelta di locale, ma una ricerca disperata.
E in questo (nella disperazione in generale) sono il master: ingresso a 1 €, locale famoso e vicino, con pista e sala fumatori.
Ma noi che siamo donne sagge, pensiamo bene di farci un chupito di vodka gelida prima di uscire, per amortizzare il freddo.
Usciamo, perdiamo il tram, andiamo alla uban e decidiamo che la birra che Won (la coreana) sta bevendo sembra coca cola. E perchè dunque non smezzarla con la vodka? Orgogliose del nostro lavoro, riusciamo anche a finirla senza doverci tappare il naso.
Arriviamo al locale, io e Won siamo prese bene e andiamo a ballare. Tempo tre quarti d'ora e si era già limonata tutto il locale. E non è un eufemismo. Me compresa, ma su questo preferirei sorvolare.
Normalmente si va in un locale, si beve, si fanno due chiacchere e si torna a casa.
Noi che siamo anticonformiste invece pensiamo bene di far svenire Won tre volte, una per sala. La quarta, non si rialza più.
L'obesa sclera, le urla dietro e diventa paonazza.
Io cerco di evitare che la gente nel frattempo la calpesti.
Al che, con ogni buona ragione, ci buttano fuori.
Un bel quadretto natalizio di lei stesa a terra sul marciapiede con la sua testa sulle mie gambe e il mio culo sulla neve.
E già che ci sono, inizio a raccontarle delle storie su idialliaci amori e vacanze al mare per tenerla sveglia ed evitare che mi vada in coma.
Un uomo toccato dallo spirito di bontà delle feste, ci accompagna a casa. E non è mica come dirlo, portare su e giù una dalla macchina a peso morto, controllando di tanto in tanto se respira ancora.
E ovviamente l'obesa non ne vuole avere nulla a che fare e mi insulta per come la porto su per le scale.
Mi auto compiaccio di avere un post sbronza da mezzogiorno che mi consente tutta la tranquillità del mondo. Sorrido e continuo a descriverle noci di cocco e tartarughe che fanno le uova.
La metto a letto, la spoglio che ha anche le mutande piene di ghiaccio e la infilo sotto le coperte. Come minimo, un'ora e mezza di lavoro.
Ormai alle cozze, mi sdraio di fianco con un dito sotto il suo naso per sentire il fiato che esce.
Entra l'anima della serata e mi dice che devo dormire sul divano, perchè quello è il suo letto. "Ma il tuo coinquilino non c'è" "Non penserai mica di dormire in camera sua! Se proprio c'è il divano..non potresti usare neanche quello, ma visto che ti voglio bene..".
Trascino le mio occhiaie fino al divano. Non so come, riesco a squadrarlo e decido di tornare a casa.
Cambio due metro e non so per quale buon vento, in mezz'ora, dette anche le 5, sono in Hermanplatz.
Esco dalla metro e c'è un tipo detro di me con due birre in mano.
Cammina cammina, arrivo davanti a casa. Mi giro e lo vedo che fa per proseguire.
Penso che tanto peggio di così non potrebbe andare. Gli chiedo se mi fa compagnia a bere qualcosa che non ho per nulla sonno e mi risponde in tedesco.
Penso che con tutto quel freddo, non potevo di certo essere ubriaca. Gli dico di lasciare stare che se non parla inglese tanto valeva che stessi a casa da sola. Faccio per allontarmi e sento un "oh, but you were so sweet!".
I problemi di comprensione linguistica continuano fino alle 10 di mattina. Realizzo che sono 12 ore di fila che sto bevendo.
Lo guardo. Ventidue anni, i capelli rasati da un lato, dall' altro quasi lunghi sfumati dal biondo al blu passando per il verde e il rosso. So che non lo dirESTI mai, ma erano vermanete una figata. Magrissimo, occhi azzurri scuri sempre bassi, la faccia da bambino kinder e la voce imbarazzata. Dr Martins e piercing al labbro sotto.
Gli faccio il letto e vado a lavarmi i denti.
Passo a salutarlo e stava guardando south park. Va bene che non ho mai mancato di avere fiducia nel prossimo, ma lasciarlo lì col mio computer, mi pareva un po' eccessivo.
Guardiamo south park. Penso che nè io nè lui ci abbiamo provato minimanente e che è pressoche assurdo che con tutti i casini di comunicazione non si sia sfociato in un "E' venuto il momento di tappargli la bocca".
In casa tira quasi il vento, prendo il piumone e ci infiliamo sotto. Quasi collassando appoggia le testa alla spalla, poi si sposta e mi chiede scusa.
Mi fa una tenerezza incredibile. No, non pietà. Tenerezza della più ingenua.
Gli dico che non c'è problema e gli do un bacio sulla fronte, senza chissà quale fatica visto qualsiasi movimento facessi me la trovavo incollata alla faccia.
Credo dorma, ma sono talmente inglobata nel divano che scoprirlo era impossibile. Intanto gli carezzo la testa e gli assurdi capelli, nello stesso modo in cui lo avrei fatto con la mia coinquilina.

Ed è stato incredibile come tutta questa morbidezza di movimenti sia sfociata in baci e sesso.
Che no, non era sesso. Non mi ha mai toccata, nè ha mai staccato gli occhi dai miei. Naso a naso, tutto il tempo, coi corpi incollati e le dita fredde su capelli e viso. Come se il sesso fosse solo una conseguenza dell'aggrovigliarsi dei corpi, con movimenti pressochè inesistenti.
Ci addormentiamo senza che la posizione di tutt'uno cambi, senza nessun tipico mi rimetto la maglietta o devo andare in bagno.
Ci risvegliamo, ogni 5-10 minuti ed è tutto un da capo, mi bacia, mi dice "You're so a sweet girl". Poi si ferma, sorride e si corregge. "You're my sweet girl".
Non riesco a togliergli gli occhi di dosso, paralizzata, ipnotizzata, incanta e stupita come non mai. Non riesco a non ridere\sorridere. Con la coperta sopra le nostre teste e le mani ingrovigliate sulle sue labbra.
Vede che sono a disagio, non parla (forse perchè non sarebbe mai riuscito a formulare un discorso del genere in inglese, forse perchè tanto non sarebbe servito).
Non gli serve nemmeno farmi capire che lo ha capito, resta tutto lì, a risolversi attraverso i corpi.
Disagio perchè per la prima volta sento che il fisico c'entra ben poco, perchè mai nessuno era riuscito a trasmettermi tanta delcezza e tutto quel rispetto.
Mi paralizzo e mi sento uno schifo per non essere riuscita a dare nulla del genere neanche nelle relazioni più durature.
Si addormenta con la testa poggiata alla pancia nuda. Poi sono io a stargli stretta al petto con il suo braccio che mi avvinghia come se stessi per cadere.
Tiriamo le 11. Poi le 2 e poi le 3.
Ci alziamo, fumiamo una sigaretta, chiaccheriamo del più e del meno con io che giro per la stanza più confusa che mai.
Lo accompagno all'uscita, ripercorrdendo i miei "I want to stay here for all the day" sussurati sotto le coperte e i suoi "I love this moment" e mi chiudo la porta alle spalle.

E con la testa sono ancora lì. Ed è una sensazione bellissima.

domenica 20 dicembre 2009

La casalinga col piercing alla lingua

Non serve andare in Mongolia, Afghanistan o Perù per vedere qualcosa di diverso.
E io questi tedeschi continuo a non capirli. Non li capisco, ma mi rendo conto che mi ci sto abituando; me ne accorgo ripensando che qualche giorno fa ho visto un tipo nudo in metro che “faceva snow” e non me ne sono minimamente sorpresa.
E mi potrei abituare anche più piacevolmente al fatto che una volta su tre percorro il tratto metro-casa con tipi (anche molto più fighi di quelli con cui ho flirtato tutta la sera) a parlare delle nostre vite come se ci conoscessimo da sempre, concludendo le confessioni con una naturalissima lingua in gola ed un seguente “Ciao, torno a casa dalla mia ragazza”. (e io che penso, “Eh va bè, io invece torno a casa da Valeria..”).
Non mi strazio nemmeno più a proporre finali alternativi.
E quello che più mi sorprende di tutta questa insensatezza è la naturalezza del susseguirsi degli eventi.
Che poi magari sono io ad essere una costante eccezione per chiunque. Certo, sarebbe carino avere quel paio di minuti in più per poterglielo chiedere.
Ma non facciamo i pignoli.
Resta comunque il fatto che mi sembra di essermi persa un passaggio: da quando i baci non contano più nulla? Ai miei tempi almeno un “Mi piaci” lo volevano dire. Erano un inizio, un intermezzo, un durante. Non certo un comune modo per concludere una qualunque conversazione.
Sarà che a furia di fare lavatrici e spazzare pavimenti sono invecchiata senza nemmeno accorgermene?

mercoledì 16 dicembre 2009

Maio e Nutella. Ascelle e Dior.

Vogliamo forse dare la colpa al freddo? Vogliamo forse dare la colpa agli arabi che non chiudono mai i loro battenti? Vogliamo forse non sostenere che è per recuperare i 4 minuti di corsa (scarsi) fatti per evitare di perdere l'ultima metro?
Sta di fatto che io, ventenne che non crede di arrivare ai 30, sono stesa sul pavimento, ancora con la giacca, a mangiare da un cartone bisunto una porzione di pommes klein. Klein forse per quel donnone dalle ascelle nude e sudate rinchiuse in due grassa braccia che me le ha offerte sghignazzando.
Sarebbe passata la fame a chiunque a vederla versare su quelle povere patate maionese come se non ci fosse un domani, direttamente da un bidone di 10 chili di capienza.

Ma non a me, ovviamente.

E dire che ho digiunato tutto il giorno perché la mia amica obesa ha avuto il coraggio di scofanarsi una cioccolata con gelato, crepe alla Nutella con panna e krapfen nel giro di un quarto d'ora. E mezz'ora dopo, un cappuccino.
Mi si era accartocciato il cuore. Ma ora che ha ripreso la sua forma originale, posso darmi anch'io a quel compenso di affetto con cibo (di peggio specie) che mi è tanto caro.

Non ho nemmeno il coraggio di togliermi il vestito per impigiamarmi, a questo punto.
Se devo morire per overdose di calorie, tanto vale essere ben vestita, no?

lunedì 14 dicembre 2009

Scontro di dimensioni

Insensatezza di onomatopee.
Disordine di sillabe incastonate in pagine bianche. -Confusiona-al-mente-
In una ricercata verità mentale, un lavoro di gestione, complessità di pensieri catalogati in erronee etichette.
Il tutto in una stanza.
Io e loro.
Al buio di una frastornante incoscienza, senza che nulla venga scritto, detto … eco di incomprensibili dubbi.
Nella stanza e nella testa.
E lei di nuovo lì, seduta, a provare a ricucire sulla carne la benda per coprire gli occhi, per coprire di polvere assodate verità.
Troppo tempo, troppo reali per un'anima che vaga in un tempo illimitato dedito alla sola ricerca della perfezione, in alterativa (alternanza) all’ oblio cosciente del corpo ormai sciolto già dai primi raggi che gli sfiorano le pelli.
Una noia del respiro, asfissiante.
A guardarne l’odore dall’ alto, o dal basso del divino.
A cercare un(a) fine.
E imperterrita gira, sulla giostra della sua persona, in un girotondo di inermi corpi, fine a portarne alla sua scomparsa.
Sarà solo silenzio.
Sarà solo un bacio.

lunedì 7 dicembre 2009

Sono un infinitesimo di te, di me, di te.

E' che in realtà a me non serve ospitalità per una, due o quattro notti.
Non ho bisogno di gentilezza, non da te.
Preferirei di gran lunga che mi salutassi per strada baciandomi, invece che farlo solo in cucina al buio prima di fare sesso.
Quello che mi rende capace di accettarlo in realtà è lo scorgerti osservarmi un poco schifato da qualche gradino sopra di me. E so bene che la linea che unisce i due scalini è ben più sottile del resto dei nostri mondi; e non serve più che una notte in mezzo a cento giorni per spolverarla trovandola interessante.

Non ho fretta infondo, sicura di me scalatrice, riuscendo a guardarti sempre più da vicino.