venerdì 31 dicembre 2010

Vorrei vederti soffrire e che non avessi nessuno di cui poterti fidare.

Non vale la pena aspettare che le cose migliorino come vorrei. Perchè tanto non succede. La realtà è questa e non serve immaginarla diversa impegnandomi sempre più ad essere come tu vorresti. Perchè come tu mi vuoi sarei migliore e perchè avendoti a fianco non potrei che star meglio.
Ma così come non dovrei starmene a perdere tempo io, non lo fai neanche tu, anche se te lo potresti permettere. Che in effetti, chi lo sa se ne varrebbe la pena.
Sono un toro, son testarda. E se voglio una cosa, batto i piedi a terra finchè non l'ho ottenuta. E sono ben 150 kcal l'ora, mica bazzeccole.
Passano gli anni, ma la mia bravura a perder tempo nei più futili modi non mostra segni di cedimento.
Dopo aver buttato la mia infanzia nel finire "Alex Kidd In miracle world" ora la spreco attaccandomi ad ogni qualcosa che abbia un potenziale di bellezza. Che finchè continua ad esserlo, va anche bene. Ma fidarsi SOLO della prima impressione ignorando i dati di fatto, è un tantino eccessivo.

Fuori ci sono solo campi dell’orgoglio, ansia di medaglie, minuti di silenzio,
conteggi, consenso, sondaggi, scuole di nostro signore, aiuole, cantieri, chiese, formicairotte, risse, caste, eclissi, teatri, aste, contagi, peste, sfarzo e miseria, feste con le droghe serie, concerti con le sedie, solarium, cortili coi pavoni, danze, condoni, Manzoni e Mameli, condizioni dei finanziamenti, cimeli della brava gente, congressi, mance, sondaggi di opinione, asili e pensioni.

Non posso essere fuori da ogni geografia. E cercherò un posto che faccia per me a costo di perderci quel poco di persona che mi sono raccimolata.
Perchè se non con te, non saprei come altro poterlo trovare.

"Ich hab schon was ich will"
"Ich nich. Und dann? Ich kann schon träumen."

mercoledì 29 dicembre 2010

Le follie di una poveraccia

In clima di delirio sociale, in cui è impensabile passare una sera chiusi in camera e guardarsi cartoni, perché insomma è Natale e a Natale si sta tutti insieme. E tutti non è un eufemismo.
Come se non bastasse, non è come nel resto dell'anno che ci si accorda parlando come comuni esseri, alla “Ci vediamo giovedì”. No, dalla vigilia alla Befana, qualcosa cambia nel senso comune: e allora ci si da appuntamenti che suonano lontanissimi per il 28 dicembre, anche se è il giorno dopo, creando il panico generale.
E in questo clima di follia, io che mi sottometto ad ogni qualcosa che possa avere un minimo potenziale di assurdo, stanotte ho comprato 46,20 € di poster e targhette di metallo su ebay. In ordine:
“BEER: help peaple ugly have sex since 1769”
Californication (col bel topo di Hanks a braccia conserte sul fondo di una piscina, con la sigaretta in bocca), “A night of awkwardness, is far better than a night of loneliness”
Erick Cartman's Suck my balls: greatest ever insults (e tutto l'elenco di insulti sotto)
Blondie
Come se non sapessi che fosse una stronzata, appena ho cliccato “conferma acquisto”, alle 3.02, è salita mia madre in mutande ad insultarmi perché ormai chiunque poteva usare la sua carta di credito e che lei adesso cambiava codice.
“Mah, più che chiunque sarei tua figlia, ma chi ci fa caso.”
svegia alle 9 er appuntamento con l'estetista. Una nuova. Una nuova che ha un'idea tutta sua e alquanto invasiva di sgambata. “Basta?” “Non so, troveresti ancora qualcosa?” “Eheh”.
C'è un cazzo da ridere.

martedì 28 dicembre 2010

Io ho deciso di ripartire. (e sta volta, sarà per il più per sempre possibile)

I miei mi hanno insegnato una cosa più di tutte: che spendere soldi è per gente che non ha ambizioni. Perché chi ha progetti che vedono oltre il fine settimana, sa che i progetti diventano fatti solo con un mucchio di danaro, che per chi non li ha da subito, si chiamano sacrifici.
Dunque, ho capito che se fino agli 8 anni avevo sofferto perché non avevo una camera mia, perché non avevo giochi, perché la coca cola era una cosa da festa e le feste erano solo il compleanno e il Natale, poi mi sono ritrovata in una villa di due piani, lavanderia, cantina, doppia sala, doppio bagno, doppio garage, 100 mq di giardino e fare un mese di vacanze a Cuba.
Però, la coca cola sulla tavola continuava a non esserci.
Ora faccio la morta di fame che per avere 50 centesimi di sconto va a far la benzina la sera a chiusura, in fila con altri mille poveracci che ritrovo anche alla Lidl, il Penny o il Netto, che per me altri supermercati non ne sono mai esistiti.
Sta di fatto, che in fondo così barbona non sono. Diciamo piuttosto che sono molto più povera di quello che mi serve per realizzare i miei di progetti.
Per come si disegna la strada davanti, perderei anche quel poco che ho, rimanendo qui. E con i soldi, se ne andrebbe anche ogni possibilità di avere degli obiettivi che siano solo miei.
Li ho visti i milanesi e sono tutta gente che urla aiuto, riempiendo le strade di un fischio acutissimo. È gente che da quando ci convivo, una volta al giorno mi chiedono “Che bella, ma sorridi sempre così?”. Me l'ha chiesto il nero alla fermata della 90, il napoletano sui Navigli, il portinaio del CAPAC e la tabaccaia ieri (a cui, tra l'altro avrei voluto risponderle: “fino a qualche mese fa sì, ora invece sono qui a comprarti le OCB alle 2 di pomeriggio. Non è un sorriso, è una paralisi da tossicodipendente”).
Si, sorrido e sono di buon umore. Perché dovrebbe vi è così strano?
E qualche urlo potrei anche farlo tacere; vi aiuterei, non me ne andrei solo per potervi aiutare tutti: ma sono dalla vostra stessa parte del carro, di quelli che vengono frustati per farli sgobbare sempre di più. Prima devo pensare a me stessa, se voglio star bene; non è egoismo, è solo che se allungassi le mani ora cadrei nel fango, invece di farvi rialzare.
Mi dispiace per chi, crede che stia fuggendo, visto che io sto solo camminando in avanti, capendo che il passato era bello lì dov'è stato e che ora si può anche cambiare scena.
L'unica cosa che voglio ora, è il mio Soul kitchen, che vorrebbe dire un lavoro e una vita che mi piace. Vero anche che aprire un locale è una cosa da ricchi, eppure credo di poter compensare il denaro mancante con voglia e capacità.
Perché, come mi han giustamente fatto notare, ci posso riuscire. E ci posso riuscire perché non ho nulla da perdere. Non posso neanche prendere in considerazione un'eventuale fallimento, perché corrispondere a collasso talmente grande che non può esistere. Lo sento, lo sento che andrà bene e così succederà.

domenica 26 dicembre 2010

Le relazioni sono per chi non ha niente da fare.

E il sesso senza amore mi è riprovevole. Perché è debolezza delle carni e dedizione ai sensi prima dell'anima. Perché l'amore non è per sempre, ma esiste per istanti.
È senso di completezza, è essere dediti all'altro in tutto, è provare del benessere.
Come potrebbero questi sentimenti nascere da della carne? È altro, mettersi a nudo senza la paura della vergogna.
E di solito, lo si fatica a fare anche quando si è soli. Figurati con un altro, quant'è difficile.
Ma è possibile, che sia io che non abbia mai capito cosa si intendesse con “fare l'amore”\ “fare sesso”.
Certo è un peccato vedere in quanti pochi altri lo vivano così.

mercoledì 24 novembre 2010

No sense?

Ogni parola provoca un soffio senza che la neve toccasse terra la luna annega nel tramonto rosa senza inganni. Una ragazza buia che si intreccia i capelli sull’albero di ciliegie. Venne il biondo ed ogni asso tornò al suo posto sull’attenti, senza nulla chiedere.
Tremò la terra, sorpassando ogni sorriso e negando l’evidenza del guasto nervoso sparso sul muro della stanza. Alcuni vennero con un turbante bianco, qualche altro con delle rose tra le mani, tanto carnose da parere muoversi tra le righe del vento che rinchiude ogni dolce profumo di petalo della notte.
Credere alla notte come credere da soli a se stessi, senza pantere scarne che vagano la foresta scagliando le liane da legarsi al dito per portarsi al guinzaglio.
Ogni notte diventa un batuffolo di cotone tra la legna già odorosa di fumo cremato nell’ulna del morto.

Eppure sento ancora il suo respiro smuovere le foglie dagli occhi chiusi e le mani ben piegate sul comò senza chiedersi come si fa lo yogurt e quando il telefono cadrà .
È solo inchiostro e oro, crema e kiwi, dal lungo becco e piume infeltrite di tanto in tanto.
La cintura, la vita un tango, il poliziotto sotto la pioggia. Credevo fossero castagne di un tema autunnale quel ricordo di nonna dietro l’antina d’armadio di un beige tortura sottile che sottolinea il cielo negli occhi e le nuvole barocche che si infilano in ogni fessura senza lasciar nemmeno respirare.
Ogni goccia d’oceano ha il suo perché e cade in metropolitana quando nessuno la guarda.

Scheda di ogni logica in un frac che pesca un mare dentro un lago, un recinto nel porcile, una fogna nel tuo cervello. Credendo a ogni bue ad ogni carro anche se non tira alla ruota che all’incirca non si rompono mai. Credeva anche nella forma della parole alla distrazione.

Tra mano, righe e significato sovrapponendo le idee in costrutti d’animale durante una brutta giornata d’inverno quando escono le colline da ogni nuvola e il cielo di copre di carne e anima, senza nulla togliere ad un matto che guarda fuori dalle sbarre di ferro.

Segnare ogni sguardo tuo il dire punire il parco per averti rifatto iil naso senza spese per l’anno che verrà ancora di più quando le reti sono unificate sotto un solo astro e presto ne verrà un bernoccolo senza dall’orecchio sinistro.

martedì 9 novembre 2010

willst du wirklich immer nüchtern bleiben?

Che fosse sbagliato, non avevo dubbi. Di cosa sarebbe stato invece giusto, ne ho una vaga idea. Che fino a prima era un modo come un altro per farsi piacere, in una mente però malata che ne ha un bisogno prescindibile.
Ma che io sapessi, era un prima superato. Nella mia testa, è un prima talmente lontano da avere già sostituito l'autocritica con una nuova opinione: se il sesso poteva non essere una buona idea per piacere e sono riuscita a compensarlo con altro, il problema ora è capire che cosa sia il sesso, se non che un mezzo per essere invitata in casa altrui. E non avendo risposte, mi ero messa in stand-by, convinta che quando fosse venuto il momento, me ne sarei accorta.
Troppa, troppa stima ho di me. Perchè tenere pensieri sotto controllo non basta per evitare di fare stronzate e di starci male.
E' successo e mi sento sporca, mi sento d'averti pugnalato alle spalle, oltraggiato sostituendoti con un volgaretto qualunque. Uno di quelli che quando lo provi a abbracciare si scansa, che se sorrido guardandolo a sguardo aperto negli occhi mentre facciamo l'amore, non se ne accorge nemmeno. Perchè non è una cosa importante per nessuno, nè per lui nè per il prossimo. Non la prima volta, non con quel tono. Perchè il tuo è stato un impeto di una prepotenza che per te era ovvietà, dinnanzi anche ad una me completamente sbigottita.
Sarebbe potuto essere così dopo, se ci fossimo mai piaciuti sempre più, invece che decrescere senza indugio verso l'inferno. Invece è stato un subito di un potenziale troppo grande per due pischelli quali siamo.
Mi chiedono di continuare come nulla fosse successo. Ed io non riesco a sentirmi altro se non che una bambina a cui hanno rubato il gelato.
E' che non credo che fare la gnorri sia un consiglio che potrebbe dare chi sappia come si possa star bene.

domenica 31 ottobre 2010

Scrivere è più che un'arte

Scrivere è più che un'arte. È una descrizione delle emozioni provate, è un'analisi della nostra mente. Perché se si scrive non di sé, si scrive provando lo stesso sentimento di chi, in quella data situazione, l'avrebbe provato, se si soffermasse a pensare a COSA stesse pensando. C'è chi scrive della morte del padre e chi la vive. Se le cose poi combaciano il sentimento si spalanca e amplifica. Ed è questo il provare il dolore, l'agonia, il senso di soffocamento e la nausea di vivere. Sono quelli i colori con cui vedi la realtà: il grigio, il bianco, il nero. L'unico pensiero da avere in testa è l'amore per il nero e il fucsia, per la gioia e il dolore, la noia e la vita.
È sintomo di un'attenzione affinata e perpetua, sempre all'erta, di una sensibilità esagerata; dove la differenza tra carne e cuore è praticamente inesistente. Dove pensare e agire sono l'una contemporanea all'altra, di una responsabilità d'azione spontaneamente razionale, morale secondo quella che è la propria più genuina etica.

giovedì 14 ottobre 2010

Ecco cosa si ha dopo il ritorno - una gita allo zoo

Son dei giorni che entro in chiesa, mi siedo appallottolata, mi carezzo le spalle, penso, penso, penso e piango.
Mi inginocchio e poggio la testa alla panca dinnanzi e continuo a piangere e pensare. Poi guardo le mura intorno, la sacrestia, le finestre e la luce al neon che corre lungo tutto il perimetro della navata centrale, a tratti blu, a tratti rossa. Al centro, o poco più verso il fondo, un enorme cristo crocifisso che pare guardarti con minaccia dall'alto. Lui immenso e tu un nulla.
Dunque levo il disturbo ed entro nel bar di fronte, sistemo il trucco, compro del tè freddo ed esco a sedermi su un muretto poco più in là.
Col sole sulla faccia, con il caldo sotto la pelle strisciata di tè gelido di freezer. Davanti strade sgretolarsi tra le ruote dei passeggini, marocchini, peruviani, filippini e qualche donna di mezza età in tailleur che passa via di fretta a testa bassa. Mi pare di essere allo zoo, allo zoo dei pezzenti pazzi.
Mandrie di persone senza alcun senso raggruppate per specie: nella prima gabbia, dietro le vostre spalle il gruppo di tredicenni, per lo più non italiani, seduti in un parco sudicio a bere birra e fumare*. Alla vostra destra potete osservare una coppia di imprenditori intenti a non saper smettere di lavorare nemmeno durante la pausa pranzo, mentre nel bar dell'Estathè dove ci trovavamo prima, potete trovare la coca peggio tagliata della zona.
È gente grigia. È gente color muro crepato e pattume sui marciapiedi. Con gli occhi sempre ad inseguire le linee di fuga delle piastrelle, perché sia mai che ci qualcuno gli faccia lo sgambetto. Hanno gli occhi gonfi si sfiducia e di disagio.
Che non possono che continuare ad impiegare le proprie energie per tirare alla fine del mese. Un'ossessione che nessuno sa a quanti anni potrà smettere di avere. Mentre intanto seppelliscono i padri che non erano ancora nemmeno andati in pensione.
Mi verrebbe da gridare “Scappate!!!!”. Invece non posso che starmene lì ad osservare questo paesaggio straniero e sentirmi tristemente superiore, di un qualcosa che non mi sono guadagnata per merito ma che di fatto ho: vale a dire degli occhi per vederli.


*Non sono razzista, anzi. È proprio il razzista a rendere gli stranieri quello che sono in questi casi e che non erano mai stati tali.

domenica 3 ottobre 2010

Torpore sottopelle

Erano fine settembre: erano due mesi esatti che ero tornata a casa, dopo un anno vissuto in un paese inizialmente sconosciuto. Era successo che ora della fine ci eravamo conosciute anche fin troppo, tanto che invece che capitale me la raffiguravo più come un paesino di montagna, dove tutti si conoscono e si vogliono bene, una popolazione che è una famiglia solo troppo allargata per conoscersi tutti. Uno di quei paesi dall'aspetto materno.
Era trascorso un mese, quando mi accorsi di essere incinta. Mentre fingevo di non capacitarmene, mi si allargava il sorriso come fosse una vela gonfiata dalla tramontana. Me ne stavo lì, seduta sul lavandino a guardare il risultato del test e già vedevo la ginecologa che mi faceva vedere e immagini dell'ecografia.
Ed era il momento peggiore perché accadesse una cosa de genere, era l'emblema del tempismo sbagliato; eppure, era una gioia a cui non potevi resistere. Il torpore sotto la pelle, dopo tanto tempo. Mi sentii come risvegliata da un coma, come se tutte le emozioni si fossero scaldate d'un tratto e mi avessero ricordato quanto bello fosse essere felice.
Avevo appena iniziato l'università e non avrei potuto lasciarla per nulla al mondo, avevo fatto i salti mortali per riuscire a trovare in fretta una casa e un lavoro; finalmente mi ero sistemata e tutto andava esattamente come avevo programmato.
Eppure un semplice “++” era riuscito a sconvolgermi. Dunque forse la strada che mi ero prefissata non era la migliore in cui avrei potuto sperare? Quella che avevo davanti era una buona notizia oppure no? E se non lo era, perché avevo voglia solo di saltare di gioia per la stanza?
Non lo sapevo, quindi preferii deliberare la decisione a qualcun altro. E chi si sarebbe mai potuto dover sacrificare a darmi una risposta, se non che il padre?
Già il padre. Ci pensai più tardi a lui, quando già stanca dei festeggiamenti mi ero buttata su divano provando a sentire la curva dal pancione.
Una curva in effetti c'era, ma sarebbe stato da vigliacchi darne la colpa a un bambino che nemmeno si è formato ancora. Comunque finsi per un attimo che fosse così e pensai al padre: già, chi sarebbe potuto essere?

venerdì 3 settembre 2010

La sensibilità di Chaplin

"Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto. E vivo ancora."

giovedì 2 settembre 2010

Che compassione



"Secondo te....sto meglio coi capelli verdi o blu?"
A quanto pare, hai deciso da solo visto che io non ho potuto che riderti in faccia.

Gesù, che compassione che ho per me e per te, direbbe Guccini.

Sono tornata.

Sono tornata.

Ed ora, cosa è rimasto?

mercoledì 25 agosto 2010

Quegli incontri cosi´

Non ricordo chi me lo abbia raccontato; mi pare che fosse una di quele persone che casualmente sono nella tua stessa stanza. Dunque, pur non conoscendoci, qualcosa in comune ce l´avevamo.
Ricordo che l´ unica cosa che mi abbia detto, quel qualcuno e´ stata:

"Oggi ero a casa da solo, seduto sulla poltrona. Ho messo una sigaretta tra il medio e l´ indice e con l´ altra mano ho dato una botta sul palmo, cosí che la sigaretta saltasse fino a sfiorare il soffitto. Me ne sono stavo li´ seduto a guardarla cadere aspettandola senza fretta, con la bocca socchiusa; e lei e´ caduta esattamente nel mezzo delle mie labbra, non dovevo far altro che accenderla e fumare. E´stata la scena piu´ bella di tutta la mia vita, e nessuno mi ha visto, ne´ nessuno ci credera´ mai a tal punto da esserne stupito."

Che ci vuole a far la cameriera?

A me lavorare piace, mi e´ sempre piaciuto e dopo 2 giorni che sono in "riposo" inizio a dare i numeri.
Dunque, ho trovato pane per i miei denti.

Sabato scorso ho lavorato di sera. Eravamo in due camerieri come sempre, i tavoli tutti pieni dentro e tutti pieni fuori, senza sosta dalle 18.30 a mezzanotte. Alle9, ero già in panico. Perché visto che io sono l'unica dei due che è lì da più' di due settimane, era ovvio che gestissi tutto io, esattamente come fossi il mio capo. Dunque, oltre a solite ordinazioni ai tavoli,portare i piatti, sparecchiare, gestire le prenotazioni,apparecchiare e fare i conti c'era anche il gestire il lavoro del cuoco, gestire il lavapiatti\fautore di focacce e insalate, dunque anche coordinare i loro tempismi, e far sì che i frigoriferi fossero sempre pieni.
Alle 21, mi stava venendo un collasso nervoso. In questi casi, il terzo cameriere è sempre, e dico sempre, stato Maurizio (il capo) ed era lui il primo a incazzarsi se non chiamarlo perché avevamo bisogno. Dunque lo faccio chiamare perché non ho tempo. Arriva con la tipa che fa le pulizie la mattina, nera, 1.80, due tette enormi, i capelli riccissimi, un sorriso smagliante e praticamente nuda.
"Bè che devo fare? Non c'è niente da fare, ve la state cavando"
"Si Mauri, ma io prendo 6 euro all'ora e mi sta per venire un collasso cardiaco, se mi aiutassi sarebbe meglio"
"Eh, dimmi cosa devo fare"
Perfetto, un altro da dover gestire. Per di più con sta puttana che non si scolla da dietro il bancone perché deve parlare con Maurizio. Tipo che per fare un caffè dovevo stare in mezzo tra le tette di lei e il suo cazzo duro.
Raccapricciante, davvero.
"Va bè se non c'hai voglia fa niente, faccio da sola, però devi darmi l'autorizzazione di poter sgridare tutti gli altri,se poi si licenziano non sono affari miei"
Lui fa una faccia scazzata\schifata, gironzola ancora per qualche minuto, poi sparisce nel nulla.
E la gente, era sempre di più.
Nel giro di dieci minuti, mi chiama Mauri: "Ma si che cazzo te ne frega!!Ma chiudi tutto!!".
Al che l'ho presa davvero come fossi la proprietaria e ho pensato a come potesse lui leggere tutto quello stress da due anni ininterrottamente: ho aperto il frigo e mi sono versata un bicchiere di bianco, poi ho aggiunto un po' di aperol ( non un goccio, un po'). Ecco la risposta.
Tempo mezz'ora ed in effetti la situazione è tornata totalmente sotto controllo, io comandavo e gli altri facevano. Tenendo tutto in perfetto ordine, da perfetta nazi. Peccato solo, fossi ubriaca fradicia. E quando sono ubriaca, come penso sai, divento molesta e troppo, troppo diretta. Al che chiunque mi odiava e io da un divertimento pazzo sono caduta in depressione.
Il giorno dopo ho scoperto di averci rimesso anche lo stomaco. Il tutto per 6 € l´ora.

So fuck forever, if you don´t mind.

Ci sto pensando meno; o forse sono solo più affaccendanta in altro. Sta di fatto che l'ossessione si sta dissipando in pensieri sporadici, che poi siano le circostanze a determniarlo, poco importa.

Però oggi è domenica, non lavoro e ho l'herpes. Dunque, finchè c'è luce non mi sogno di uscire: nessuna distrazione, vuol dire nient altro che un buon vecchio punkpunk celebrale.

In questo periodo di pensieri lenti, mi si è palesato che il fascino della sua semplicità celebrale ha un prezzo più alto di quanto credessi. Tipo che io mai avrei creduto che fosse uno che uscisse la sera dicendo "Stasera tiro su la prima a caso e me la faccio", se non altro perchè lui era quello che appena in tv c'era una scena di sesso diventava tutto rosso e cambiava canale. Io ero quella che invece mentre lui dormiva si guardava i peggio porno ridendo come un'idiota.
E che tu lo volessi o meno, negli ultimi mesi è con me sei cresciuto, a quanto pare, nel peggiore dei modi. Perchè se io ci tenevo che tu ti sentissi uomo e capace, se ci tenevo che fossi siuro di te, non era certo per farti uscire con delle troiette neanche diciottenni con la bava alla bocca.
Ma una volta asciugato il rigolo viscido, che ti resta?
Se ti va bene trovarti per casa una che non sa che ridacchiare e che entro tre mesi inizierebbe a romperti il cazzo perchè bevi e fumi, allora fai pure, che io una relazione del genere sono fiera di non potertela mai dare.
D'altro canto, ho l'impressione che non sia esattamente quello che vuoi nemmeno tu. E quando lo capirai, tornerai strisciando. Perchè se credi di poter fare con tutte quello che facevi con me, ti sbagli di grosso. Perchè se credi che il mio libertinismo sia una rivelazione sulle donne, non hai capito proprio niente.
Che per fortuna ci sono donne con ben più autostima di me che non ci pensano neanche a considerare il sesso come te l'ho insegnato io.
Perchè per quello sono disposta anche a accettarlo per quello che era, ma per tutto il resto avrei da ridire; secondo i miei calcoli potrò farlo quando tornerai, che a quel punto avrei il coltello dalla parte del manico.
Nei miei calcoli succede sempre che l'altro se ne va per un periodo, poi quando torna io sono più figa che mai. E' da anni che la penso così e il fatto che non è che sia proprio mai andata così linearmente, non mi fa cambiare opinione.

Dunque schatzi, io tra una settimana me ne vado da Berlino. Ti ho lasciato poche possibilità di rintracciarmi, così che se lo farai è sarà perchè davvero lo vuoi.
E se no, ti verrò a rompere le gambine appena potrò farlo in tedesco, che viene molto meglio. E allora, dovrai strisciare per forza.

lunedì 2 agosto 2010

Per problemi familiari

Credo stia iniziando seriamente ad odiarmi V. (la mia coinquilina).
Non dorme a casa da almeno un mese e quando torna a cambiarsi, io sono sempre al lavoro. Giovedì è successo un casino: siamo uscite io e lei al parco, aspettando il suo "amante". Ovviamente, già ultraubriache. Mentre aspettavamo, ho attaccato bottone spudorato con uno che dato che era buio, era carino. Uguale a Jax. ma australiano, venuto fino a berlino per amore.
Un'idiota totale, insomma.
A coppie fatte (in tutti i sensi), si torna a casa e si va a dormire, com'è giusto che sei alle 6 del mattino.
C'era ancora un po' di via vai dai bagni (perchè abito in un bilocale, ma con ben 2 bagni. un quadricesso, come l'ha definito una volta un'amica), che vedo che litigano.
Entro in sala\camera da letto\cucina a controllare che stava succedendo e V. mi fa: "Eh no non so, pare che qui vogliano scopare tutti con te!".
Prende la borsa e fa per uscire. P., l'amante, la ferma.
Un po' di tira e molla.
"Ok, I'll stay..".
Ritorno in camera, mi metto a letto e vedo che il tipo c'ha qualcosa di strano.
"Ma ci dormi pure con la bandana?"
"Yes, always".
Gesù, ma uno normale, ogni tanto, no eh?
Al che inizia il solito rituale del lui-allunga-la-mano-sul-lenzuolo-verso-di-me bla bla.
Neanche il tempo di baciarmi e sento la porta di casa sbattere. Mi alzo, apro la porta della camera e mi ritrovo davanti P. in mutande davanti alla porta chiusa a braccia allargate: "Oh, daiii!" (in deutsch accento, chiaramente anche lui uscito diretto diretto dalla DDR).
Che rottura di cazzo. Eran le 6.30 e alle 11 dovevo iniziare a lavorare.
Torno in sala, P. mi segue e lo sfigato resta a letto (a conferma del fatto che è uno sfigato), mi siedo a terra e inizio a far su.
"What's happened?"
"Nothing!"
"Come niente, e V. dov'è?!"
"No no she's the past, i don't like her no more."
"Eh, ok..but why she's not here?"
"I think that she's gone to her boyfriend". Con aria un po' schifata.
"What fuck has happened!??!!"
"Mh..I told her that I wanted to fuck with you and not with her".

Ottimo.

domenica 1 agosto 2010

John Fante - "Chiedi alla polvere"

Era un'assurdita', lo era stata fin dal principio.
Avevo sbagliato.
Avevo commesso un peccato mortale.
Potevo esaminare la cosa da ogni punto di vista, matematico, filosofico, psicologico.
Potevo dimostrare le mie ragioni in una dozzina di modi diversi, ma avevo torto perche' era impossibile negare il caldo ritmo regolare della mia colpa.

giovedì 22 luglio 2010

E che il gioco abbia inizio: Meloneammaccato VS Quellodicesare

[ soundtrack: Underworld – Born Slippy]


Sapere di poterlo vedere quando mi pare mi ha fatto passare la voglia di vederlo.
Perché ora lui vuole vedermi per “parlare”. Ma onestamente, a me di parlare non me ne frega più di tanto. Per cosa poi? È così chiaro che non stiamo andando da nessuna parte che è inutile pure dirselo. Però va bè, anche buttare via un melone perché è ammaccato, mi pare da stupidi.
È vero che ci sono quelle cose che nella mente vanno a coppie, tanto che verrebbe da scriverle tutto-attaccato. Come la taigaelatundra. Però se tanto in una relazione non ci stiamo dentro, si può cambiare scatola, senza buttarti via, oh povero melone ammaccato.
E allora vediamoci settimana prossima. Ho capito come faceva la gente a uscire con me con l'esclusivo interesse di trarne godimento fisico; e ora che ho capito, mi ci posso divertire anch'io, no? Tipo il premio alla fine di un percorso a ostacoli, un piatto di tagliatelle al ragù in cima a una montagna. Finora era un capire le regole del gioco, ora facciamo sul serio.


Intanto, mi sono anche ricordata che: una notte ero a dormire da Ale, detto “Quellodicesare”. Forse era pure la prima sera che ci trovavamo; e mi pare fosse che, tanto per essere originali, era notte fonda, tu non dormivi, io neanche, ad agosto non c'è mai un cazzo da fare e allora proviamo a frugare tra le persone chi si sono più o meno già viste in giro, auto organizziamoci appuntamenti al buio. Che tristness.
Dunque, mi sono ritrovata ubriacata, fatta, svaccata sul divano di uno sconosciuto, senza una vera ragione.
E di solito, almeno la prima volta, in questi casi è sempre una figata fare sesso. E visto che, come ho già spiegato - trovo più conveniente fare sesso già la prima sera, alla fine era un quadretto davvero grazioso.
Eppure, eppure ci sono delle eccezioni.
Ed effettivamente, lì sono stata un po' idiota io. Perché se uno passa la serata a dirti che si è sempre calato di tutto e che ci è rimasto sotto (“Ma ora non lo faccio più, sia chiaro. E sono sano, ho fatto gli esami.”), forse forse, è anche meglio tornare a casa. Se magari Dio non mi avrebbe fatta così pigra, ci sarei pure tornata. Ma l'inerzia, aihmè, prende il sopravvento sempre molto spesso.
Al che: “Andiamo a letto?” “Ah, ma vuoi dormire da me?” “Sono ubriaca e stanca” “Eh, va bene”.
Film, a letto, inizia la scena dal < lui fa scivolare piano piano la mano sul lenzuolo avvicinandosi sempre più a quella di lei blabla >. Scena, che andrebbe sempre e comunque tagliata. Soprattutto visto che io a quel punto me la sto già dormendo grassa. Non contento di avermi già umiliata prima, mi sveglia limonando per 3 o 4 volte. Ed ogni volta è finita con “No no non posso, non ti conosco abbastanza”. Poi Quellodicesare mi risvegliava “Ma lo voglio, lo voglio!” e di nuovo “No no no”.
E non è che si dormiva tra una scenetta e l'altra, no. Si parlava. Si parlava dei suoi problemi, del suo psichiatra, del come mai viveva così il sesso, del perdere la verginità, della sua prima storia seria. Tutte le informazioni tecniche che ci si scambia normalmente in 3 anni di relazione; tutte lì, tutte davanti a me.
Pareva si fosse calmato, mi stavo addormentando, quando caccia un urlo durante il quale ho visto tutte le mie 7 vite passarmi davanti, velociveloci. Credevo i essere morta.
Quando invece mi resi conto che ero ancora lì nella stanza con lui, avrei voluto, esserlo morta.
Ma neanche quello. Quellodicesare, diciamolo, è completamente rincoglionito: la sua risposta al mio “Che cazzo succede?!” fu “Ci sono appesi un numero di oggetti dispari alle pareti”.
Non contenta dei nostri 3 anni di relazione, gli chiedo informazioni più specifiche a riguardo, cosa aveva contro i pari, se i suoi avevano divorziato quando era piccolo, se per caso avesse un fratello gemello cattivo.

Anche quella volta, lardellavo nel gaio vortice della psiche.

martedì 20 luglio 2010

Nel vortice della psiche

Erano giusto alcuni giorni che mi chiedevo come mai non ci avevemo mai pensato, a non far sesso al primo appuntamento\incontro. Visto che è uno scrupolo naturale per chiunque, perchè io non ho quest istinto?
E quando ci si porge una domanda, prima o poi la risposta arriva sempre.
E' bastato arrivare alla 3° uscita senza concludere un bel niente, che ho già ricordato molto più di quello che avrei voluto.
Ora ricordo, che se non facciamo sesso, di solito si rivelano perversioni nell'altro (almeno neii miei sfigati di turno), lontane dal sesso "tradizionale", ad esempio feticismi.
Uno, una sera, mi è venuto sulla schiena mentre dormicchiavo.
Un altro, è andato in cucina, s'è messo dell'olio sul pene, si è sdraiato a letto e si è guardato un porno masturbandosi. Con me lì di fianco nuda.
Ora, voglio dire. Non voglio far sesso, ma il resto t'ho ben fatto capire che è disponibile. Dunque, non è che se si rompe una strada, il traffico mondiale debba esser bloccato.
Dopo un po', ho avuto la buona decenza di andarmene di là. Ma visto che ha cambiato niente (se non che un flebile "wait wait.."), sono tornata in camera, mi sono vestita e me ne sono andata.
Il tutto in un silenzio assoluto.

Ma allora, tanto vale fare sesso. Anche se non sarà il massimo, non potrà esser peggio di queste scene.

Bè, tanti saluti

stavo sottovalutando la fine del messaggio: "naja liebe grüße"?
ma vuol dire "bè, tanti saluti".
cos'è una presa per il culo? ma dai...ma neanche ai miei parenti piùù insulsi firmereii un messaggio con "bè, tanti saluti".

domani caffè con un mio amico (gay), che si decide il da farsi.
per ora..punkpunkpunk.

Lo stalking e i suoi frutti. Già marci.

io ieri sera, sull'orlo della disperazione, un messaggio su MYSPACE (ma da quando poi si usa myspace?) al punk:
"Ok, that's quite probably that I'm coming crazy, of course, but I always wonder about what you're doing and I feel lost without know it..it sounds stupid, but now, I'm not able to do nothing else except this. I can’t do anything except be in love with you and all I do is miss you.
now you know what there's in my mind.
I'm also quite sure that you are not really so interesting in it. But at this point also “I don't give a fuck, shut up” could be enough as answer.
At least, say this. Because these silences kill me."



"o.O...ohh thats not in my mind...i must work from the mornig to the night in the last time...sorry...you can every day come to me in the in the evenings...i think if you come from 8 to 12 is ok...then we can us to converse...k?
it´s to mean no harm...
why you don´t come to me...i think i have sayed to you you can come to me everytime..
naja liebe grüße jean"


ma può essere davvero cosi rincoglionito o fa finta cosi è sempre nel giusto??

in entrambi i casi, è una cosa tremenda.

giovedì 15 luglio 2010

A volte, ammetto che esagero.

Lo incontrai che aveva finito di suonare da quasi due ore. Era ancora sudato. E sapevo che lo sarebbe stato ancora per molto. Volevo veramente parlarti in quel momento, ma vederti mi ha fatto ricordare quanto bello era fare sesso con te, e non sono più riuscita ad aprir bocca. L'unica cosa che avrebbero potuto fare le mie labbra in quel momento era baciarlo. Appena ho sentito la tua pelle sulla mia quando ci siamo salutati, ho sentito il cuore fermarsi e i ricordare sfumare l'uno sopra l'altro. Li sfogliavo come pagine di un libro, ma i protagonisti eravamo io e te e in quel momento eravamo esattamente uno di fronte all'altro.
Sarebbe potuta essere una scena normalissima da - Ciao, che sorpresa!
- Sai che non mi perdo mai un tuo concerto a Milano
- Che ci fai in quel di Milano?
- Sto qui giusto un paio di giorni per ora, poi a settembre rientro in porto
- Ah. Dai allora ci sentiamo, devo andare ora..
- Va bene, buona serata!

Capito, niente di che. Niente di più di come fanno due persone normali. È perché so che noi possiamo essere più che due persone normali, che mi incanto.
Poi ci potevi mettere pure il “Ti trovo bene alla fine”, ma il bacio a stampo è stato davvero troppo.
Non avrei dovuto incazzarmi con te perché non riesco a fare conversazioni di circostanza con te. Questa vola, chiedo scusa.

Io al Karma non ci credo più.

Il problema più grande credo che sia che non riesco a davere nessun tipo di interesse verso nessun altro. Divento nervosa, mi incazzo. Perchè vorrei parlare con te e tu non ci sei. Perchè vorrei fare sesso, ma tu non ci sei. Perchè vorrei svegliarmi e trovare accanto qualcuno, che non potresti che essere tu. Perchè io ci ho provato a far finta che queste potessero non essere cose vere. E allora c'ho provato, a svegliarmi con qualcun'altro, senza nemmeno averci fatto assolutamente niente. E già così avevo la nausea. Mi ha fatto stare così male che sono a letto da due giorni, esco solo di notte per non più di mezz'ora. Sto qui a casa ad aspettare chissà cosa senza riuscire ad alleggerirmi il cuore, i polmoni, il cervello ed i piedi.
Eravamo sul balcone in 3 l'altra sera. E io ero convinta che tu fossi di fianco a me; ne ero convinta perchè se no lì non ci sarei riuscita a rimanere.
E non è colpa di nessuno, mi dispiace da morire di stare ignorando tutti, che la mia coinquilina sia convinta che ce l'abbia con lei. Io ce l'ho solo con lui, ma nel mio cervello malato invece che odiare lui, odio tutti gli altri solo perchè non sono lui. Ho il basso ventre che mi fa male, l'autostima sotto i piedi, visto che mi insultano giustamente tutti per come mi sto comportando.
E' che sono in trappola, tra la realtà e un'assurda convinzione della tua presenza che non esiste.
Sono in trappola e non so come uscirne. Non sopporterei di umiliarmi ancora una volta venendo da te, per di più aspettando sotto casa tua che torni da chissà dove a chissà quale ora. L'ho già fatto più volte, e so quanto faccia male. Eppure far finta di niente mi stia uccidendo.
Un'ora fa c'è mancato tanto così che comprassi della cocaina. Io? Io.
Non dormo, sono ridotta a uno straccio, lavoro da schifo e litigo con tutti.
Tanto vale umiliarmi solo con te allora, no?
Non lo so. Non so davvero di quale morte morire.

martedì 13 luglio 2010

I've all the time of world to make you're mine (si, è un tono minatorio)

"Never know how much I love you
Never know how much I care
When you put your arms around me
I get a fever that's so hard to bear

You give me fever when you kiss me
Fever when you hold me tight
Fever in the morning
Fever all through the night.

Romeo loved Juliet
Juliet she felt the same
When he put his arms around her
He said 'Julie, baby, you're my flame
Thou giv-est fever when we kisseth
Fever with thy flaming youth
Fever I'm on fire
Fever yea I burn for sooth'.

Fever if you live and learn
Fever till you sizzle
What a lovely way to burn
."

Elvis - Fever

Forse non è proprio il miglior modo di meditare vendetta, visto che sono qui stesa a pancia all'aria a pensare se un uovo col guscio messo in freezer abbia o meno la possibiità di congelarsi.
Ma chissà perchè uova e maionese occupano sempre una parentesi così ampia quando sono in situazioni di disagio. Cioè quasi sempre.

Ogni svolta, un tatuaggio. Vale la pena svoltare.

Quando mi hai preso la mano per andare sul tetto a vedere l'alba, con quella libera ho recuperato al volo una birra e un pacchetto di sigarette.
Era bello, rosa e in risveglio. Era così tardi che anche il bambino che ha pianto tutta la notte, s'era messo a dormire.
Sei onestamente semplice. In casa hai solo porno e musica. Nè un frigo, nè una forchetta. Niente. "You're still a bit a punk inside".
E sai farmi ridere. E flirtare senza essere volgare o pedante.
Quando, seduti sul tetto, hai visto che avevo birra e sigarette, mi hai detto che ero perfetta.
Quando sei entrato in sala ed ero semisdraiata a terra, col sigaro in bocca, ti sei fermato e mi hai guardata, dicendo che era un'immagine stupenda.
Niente di che, sia chiaro. Ma sono state ore di gioco disinteressato, a volte anche subdolo, ma ad un livello che divertiva entrambi.
Non voglio un altro terzo di storia cn qualcuno, e tu lo sai bene.Così come sapevi di cosa avevo bisgno ieri e del come mai ero lì. Ma mi piace che non me lo chiedi mai, che così io non ci penso.

Oggi non ci penserò con un'altra new entry.
Ho bisogno di nuovo, neanche di amici. Ho bisogno di occhi che mi giudicano per la prima volta. Ho bisogno di ricominciare eliminando il sesso dalla mia vita. Che per ora, non ha fatto che farla marcire.
Non riesco a eliminare nessuno dalla mia testa. Ma posso cambiare l'opinione che ho di me. Se solo crescesse, se solo riuscissi a vedermi come qualcosa di più di una pezza da culo, magari le caccole che ora mi sembrano immense ed in procinto di uccidermi, non avrebbero poi tutta questa importanza.
Tanto, l'ho già detto. Se uno uomo vuole trovarti, ti trova.
A questo punto, che ci riesca o meno non è più un problema mio.

lunedì 12 luglio 2010

So dove abiti.

Dio non ci posso credere.
Ha eliminato il mio contatto di msn.
Io ho passato il pomeriggio a scaricare msn plus per mettere il tuo contatto sul desktop, e tu, ha eliminato l'unica forma di comunicazione che potevamo avere. La mail è lunga e in italiano. Chiaro che non ci pensi neanche che possa venirti voglia di ricercarmi ma non potrai più farlo.
Cos'ho fatto per tutto questo, eh?

Mi si è sgretolato tutto, in un solo attimo. Io cercavo di avvicinarmi. E invece scopro mi hai già sepolta a bordo fiume.

Avevo sognato che mi cucinavi la pasta. Le farfalle con le mozzarelline piccole e tonde e i pomodorini a ciliegia tagliati a metà. C'era pure il basilico sopra. Un vero quadretto Barilla style.

Eppure, è stato un attacco così veloce e duro, che ora mi sento solo un'idiota.

domenica 11 luglio 2010

Se non fosse successo che.

Si comportava come uno che mi avrebbe protetta da ogni cosa. Qualsiasi cosa, tranne se stesso.
Aveva l'esclusiva del ferirmi; dunque pensai che lo stare insieme significasse darsi l'eclusiva delle emozioni. Quelle buone e quelle perfide.
Perchè l'amore è tutto, e il mio tutto è più del bene. Ho anche bisogno di essere trattata male. E lui lo fa.
Dunque, queste credo che sia la conclusione del mio ultimo anno di relazioni.
In cui ho capito d essere cattiva quanto debole.
E temo però di aver visto solo la punta dell'ice berg di quanto sia un mix raccapricciante.
Ho paura ad andare avanti perchè ho paura di cosa posso trovarci. E sto correndo troppo e non ho più fiato. Come essere in aereo da un tempo lunghissimo, quado vorrei solo scendere e passeggiare.

martedì 6 luglio 2010

Quesito primo - la sigaretta

Domanda della serata.
Quello che mi piace del fumare una sigaretta è il prenderla dal pacchetto, tenerla tra i denti, far scivolare il pollice sull'accendino e sentire il rumore della carta che brucia.
E' una cosa che trovo sublime.

Ma il sapore..il sapore è qualcosa che i dice "mi sta facendo male".
Dunque, arriccio il naso ad ogni primo tiro di sigaretta. A "polmoni chiusi".

Perchè, perchè dare un sapore così sporco a qualcosa di splendido? Perchè mescolarlo, perchè non fumare qualcosa con un sapore più sano. Eisteranno altre erbe, che non facciano male, senza nicotina ma sempre con un buon aroma.
O forse, è proprio quello che vendono? La dipendenza. Non il gesto di dita e di labbra, solo una dipendenza.
Eppure per me non è così. Perchè non posso avere la scelta? Perchè se voglio il gesto devo comprare anche la dipendenza?

lunedì 5 luglio 2010

Freebird di sto cazzo.

E' tutto quello che ricordo di te ora. Ci ho pensato così tanto, che il nastro si è logorato.
Ti ho pensato così tanto che ho coniato un parola a parte per indicare il "quando penso a te". Che sarebbe "punkpunkpunk" (da leggere veloce), che è un'onomatopea divertente, rende bene il martellare dell'ossessione che avanza.
Chiaramente, tutto ciò deprime-diverte solo me. Rendiamoci conto. Ciò significa che mi sto inventanto un dizionario per parlarmi da sola.
Ciò significa, che mi sto rincoglionendo. E di brutto anche.

Se non altro, a furia di punkpunkpunk, ho capito cosa provo quando sto con lui: di essere immersa in una pozza di dolore, vicinissima a un'immensa gioia.
Quale poi, non ne ho idea. Del perchè, tanto meno.
Ma vista la frequenza dei nostri incontri, per quanto io sia lenta, la prossima volta dovrei avere le idee ben chiare. Quanto questo sarà utile farmi chiudere le gambe, poi non lo so.
Anzi, so perfettamente che non servirà affatto.

Sono anche arrivata alla conclusione che l'unico modo per risolvere la situazione è assumermi tutte le colpe ed assolvermi. Come posso incolpare lui? Non c'è, non mi risponde nè mi ascolta. Non lo conosco, nè so cosa c'ha in testa. Mai lo saprò.
Sarà poco salutare per la mia autostima e farà un male dell'ostia, ma della mia salute mentale ormai non c'è rimasto più nulla, quindi tanto vale abusarne.

Tu hai quello che vuoi, eppure io ho più di te.

Back in Italy. It' s like back to the past.
Same places, same concerts, same people. Ok, they are lovely people,excessively concerts and peaceful places.
The problem is that also I returned to be who I was one year ago.
E dunque, rieccomi ad elemosinare attenzioni. Ma mi pare chiaro, ormai, che se fossi una mendicante, sarei già morta di fame.
La differenza, tra il chiedere carità qui e a Berlino, è che qui non c'è un tasso di strafighe pari al 95% e gli uomini non sono poi così autistici, quindi per quanto non mi interessi, gli uomini ci provano. E, sempre per quanto non mi interessi,c'è da dire che distrae.

Insomma, dopo un sabato sera di merda - di quelle in cui ti si incollano i peggiori casi umani senza alcun indugio, in cui ci metti 2 ore e 30 minuti a tornare a casa (20 km?) e finisci il tutto mangiando un panino grande come la nuova piramide trovata a Sarajevo con stracchino e salame - mi sono accorta che anche il prossimo, non sarà nè un anno facile nè un anno noioso.
E la cosa, mi allieta parecchio.

lunedì 28 giugno 2010

E quando non sai più dove sbattere la testa, è ora di ballare.


Dio dopo aver creato tutto il male del mondo, si sentì un po' in colpa e decise di fare un regalo ai poveri stronzi che ci cascavano dentro in pieno. Fu così che nacquero le feste gay e la techno.

sabato 26 giugno 2010

Tonight, i'm not a rock'n'roll star.

Niente da fare, il destino mi odia.

Non sei riuscito neanche a rispondere a un semplice "Che c'è?!Perchè sei sparito?!" (visto che la mail straziante hotmail aveva ben pensato di rimbarzarmela indetro, l'ho accorciata fino all'estremo, che non era pù che un "perchè sei sparito?").

Tu puoi cancellarla senza problemi, che tanto il destino ce l'ha con me e tu sei salvo.
Sono anche andata a abitare dall'altra parte di Berlino per evire il destino, ma non c'è un cazzo da fare.
Anche qui riesci a farmi male senza neanche accorgertene; mi passi così vicino che riconosco il tuo odore, tra un diffuso puzzo di fritto e kebab. Ma tanto, tu non te ne sei neanche accorto. Nè la prima, nè la seconda volta.

Con tutto il tuo scazzo addosso, con il cane a seguito.
Quello scazzo che pare che tu abbia sempre avuto; ma io questo l'ho scoperto solo dopo 3 mesi che ti conoscevo, che con me sorridevi sempre.

Ma che importa. Ormai, non importa più niente, che peggio di così non può andare.
Scheiße.

martedì 22 giugno 2010

E l'ultima mail, di una me sempre più patetica, è stata mandata.

How you can share with me a pillow, how can you cover me while we're sleeping, but never tell me the true?
I'm suffering for nothing, because I'm suffering for you. And you are someone who doesn't exist in my life right now.

It's a fucking bad period in my life, even if you don't know it, that I need you be honest. Ok, that's quite probably that I'm coming crazy, of course, but really I cannot image to spend the rest of my life without see you anymore. It could be something like “not to live at all”.
I know that there's an ocean between as, I'm not stupid. But all I'm asking you is just to let me know how you feel. 'Cause I always wonder about what you're doing and I feel lost without know it..it sounds stupid, but now, I'm not able to do nothing else except this. I can’t do anything except be in love with you and all I do is miss you.
Look, I'm not asking you what's wrong in me cause I know that i'm only a shit, but now you perfectly know what there's in my mind. I'm also quite sure that you could were not really so interesting in it. But at this point also “I don't give a fuck, shut up” could be enough as answer.
At least, say this. Because these silences kill me.

Insegnatemi ad odiare.


Come si capisce che una relazione è finita? Sembra una domanda facile, ma io proprio non lo so.
Perchè che lui si faccia o meno sentire, io continuo a pensarci.
Perchè anche se all'altro ho scelto di difendere l'onore dell'amicizia, continuo comunque a vederlo.
Come si fa a sapere che è finita? Ce lo si dovrebbe dire, non vedo alternativa. Però per dirlo bisogna pur saperlo se per noi è o meno finita. Perchè io ora vorrei anche dirlo, al punk.
Ma lo direi solo per provocazione.
E quando ho chiesto all'altro chi volesse di noi tre, l'unica cosa che mi ha detto è stata "Troppo complicato per spiegarlo in inglese". Stupida io a chiederlo, chiaramente.
D'altra parte, per quanto non mi ricordi quali scuse i miei compaesani usassero, di risposte a domande del genere, non ne ho mai avute.

Fino a qualche giorno fa credevo che una volta che il male fosse più forte del piacere (anche solo il ricordo di un piacere, anche solo l'accenno di un sorriso), la relazione poteva dirsi finita. Già allora sapevo che serviva del tempo per capire e accettare che fosse così. Ma io mi sento di stare superando ogni limite.
Una dsperazione del genere non la voglio addosso. E la cosa più tremenda è che non ho idea di come liberarmene, non so su cosa scaricarla. Non esiste altro, nella mia testa. Non esiste altro che lui.
Anche l'altro è solo un capriccio. Con lui, non saprei cosa farci.
Ma Jean cazzo, Jean il punk, è un'altra faccenda. Talmente "altra" che io non ho idea nemmeno di come tenerla tra le mani, nella testa, nel cuore. Ovunque lo metto, si allarga come fosse un'erba infestante. E non resta altro. Non resta altro che lui, ovunque.

Settimana prossima torno in Italia. Settimana prossima, per la prima volta, non vedrò l'ora di atterrare a Milano. E sto anche iniziando a pensare di non tornarci mai più, qui.
A settembre ritornerò per un anno a casa, per un anno niente più di questa realtà esisterà più. Sarò sola, forsa per la prima volta, sommersa di ossessioni talmente lontane che non potrò nemmeno soffocarci.
Quello che temo è che mi mancheranno. Quello che temo, è che non ne possa fare a meno.
Solo per quello, cerco di rimanere incinta ogni volta. Perchè io, da te, non mi vorrei separare mai più.
E quasi non mi importerebbe che tu ci fossi o no. Mi basterebbe un figlio, a ricordarmi quanto forte premi dentro di me.
Quasi proverei gusto a rinfacciartelo.

Ma un figlio è una creatura, un figlio è qualcosa d bello. Ed io devo smetterla di pensare che tu lo sia, un qualcosa di bello.

venerdì 18 giugno 2010

Ecco a voi uno stronzo.

E io me ne sto qui, a farmi scrivere sotto dettato dal mio capo e il suo migliore amico, tutti ubriachi. Io me ne sto qui a farmi indicare da lontano e sentirmi dire "Ma guarda che schifo..cosa sei, una punk?!".
Sto qui a pensare che fino ad una settimana fa ero quella figa che si scopava l'ultima persona sulla terra che avrebbe potuto\dovuto scoparsi, fregandosene di tutti, e intanto uccidava se stessa facendosi scopare da uno ancora piu' stronzo di quanto lo fossi io con la mia migliore amica.

"Ehi, I missed you."

I was already ready to do everything for you baby, again. I was already ready to build on the ruins.
E tu? Dov'eri?
It seems you're spleeping. You sleep and I cry.
Perche' questo mi avevi chiesto, di poter riuscire a dormire. Sapere che volendo ci sarei ancora, ti basta a fa dormirti sogni sereni.
Non e' che mi vuoi, vuoi sapere di potermi avere.
Anche se questo vuol dire uccidermi. Mi strappi la tranquillita' di dosso.
I thought that I was the last thing on your mind before you went to sleep. I trusted it. Ma non e' stato abbastanza per renderlo reale.

A questo punto si tratta di scegliere tra te, la tua di tranquillita', e la mia.
A questo punto, chiunque se ne andrebbe da lui.
Ed io? Io che mi pongo la domanda solo perche' di istinto non me ne andrei, cerdondo anzi di avvicinarmi sempre piu' a te. Ma lo so che e' sbagliato, perche' fa male da morire; ma sono qui, e non mi muovo. E piu' mi fermo piu' brucia: dunque, devo decidere in che direzione correre, ora.
E temo sara' una pessima decisione.

lunedì 14 giugno 2010

Oh it's such a perfect day, I'm glad I spent it with you.

Bene. È trascorsa più di una settimana e ho tirato le somme di ben tre relazioni. Se sono incinta, in qualunque caso, nascerà alto, biondo, pallido, magro e con un profondo spirito da DDR, con tanto di feticismo per il jeans e la passione per il calcio balilla.
Sono stremata da tanta baldoria, eppure, l'unico giorno che ricordo è ieri.

Ci siamo visti.

Tutto come mi ricordavo, con cane e gatto, con la musica alta, la tv accesa, il pc acceso e una distesa di confezioni di ice tea e pacchetti di pueblo vuoti a perdita d''occhio.
Lo stesso odore.
Due cose sole sono cambiate: io e lui.
Con la voglia di scoprire come ne sarebbe potuto essere un nuovo noi.
La tua voce, mi ero dimenticata della tua voce. Mi ero dimenticata della tua pelle sotto le mie dita.
Come guardandoci da uno stesso corpo, il bisogno di recuperare ogni cosa bella, avendo bisogno solo di aggrovigliarci il più possibile.

Il tuo sguardo serio mi uccide. Perché ghigni? Perché non riesco a vederlo come un sorriso?
E ho la nausea, un buco nella schiena e sono sospesa per aria, con lo sguardo appannato.
Mi hai in pugno, di nuovo. Tu chiedi e io ti ascolto.
Prima chiedevi, dopo qualche ora, prendi e basta. Eppure lo sento che mi tieni stretta, sento che cerchi di baciarmi.

Mi copri e rotoli verso di me, sotto le coperte. E aspettarti dall'altra parte del letto, è una cosa di cui non riesco a far a meno. Incrociare le braccia al petto e farsele stringere dalle tue.

Come, come ti posso dire di no? Quanto sarei stupida a rinunciare a tutto questo solo per paura?
Che poi magari ti riavrò ancora per poco, ma forse allora mi basterà. Per ora, non è così; per ora, le regole le fai ancora tu.
Ma di paura non ne ho, che tu, per me, sei sempre stato dalla parte dei buoni.

venerdì 4 giugno 2010

When we were together she was the best I ever had...or maybe not.

Almeno, nel mio cervello. Ed e' un peccato che la memoria stia solo li' e mai nei dati di fatto.

"Puoi non essere il suo primo, il suo ultimo, il suo unico. Lei ha amato prima di te e potrebbe amare ancora.
Ma ti vuole bene ora, che altro conta? Non è perfetto, nemmeno tu lo sei, e voi due potreste non essere mai perfetti insieme. Ma se lei sa farti ridere, farti pensare due volte, farti ammettere di essere umano e di commettere errori, tienitela stretta e dalle tutto quello che puoi."

Questo lo diceva Bob Marley. Io che sono molto meno positivista, penso solo che non imparerò mai nulla dai miei errori. O meglio, imparerò, ma coi miei tempi. E i miei tempi equivalgono a quelli di un bradipo con una gamba ingessata.
Quindi, se a rigor di logica in questi mesi avrei dovuto imparare a odiarlo, in realtà sono ancora ferma esattamente al punto di partenza. Quello in cui non so nulla di te e posso ancora sperare che tutto andrà per il meglio.
Il tempo passa indifferente su di me. Fingerò che sia un elisir di giovinezza. Fingerò di non conoscermi e non giudicarmi.
Io, questa settimana, voto per una beata ignoranza.
Io, questa settimana, prenderò tutto quello che arriva. Poi, tra 7 giorni, ci penserò.

lunedì 31 maggio 2010

ecco.

jean-chiller@gmx.de (E-mail Address Not Verified) dice: (20:38:05)

hey baby...i don´t know how i say this...ähhh...hmm..."i miss you"... i must say my bearing was not ok...but is was i can´t sleep...this is not a ploblem now...sorry...when you think im a "blöder arsch"....then i see this...:(...sorry
jean-chiller@gmx.de (E-mail Address Not Verified) dice: (20:39:24)

mail back please

domenica 30 maggio 2010

Gibt es ein perfekter tag.

Du, du, du..
Du, du, du.."Hallo?"
"Ehi! Wo bist du?"
"Zum haus, ich schlafe"
"Ach so..i'll let you sleep so"(il mio tedesco non arriva nemmeno a questo)
"Thaks"
"Ciao!"

Finale perfetto, per una giornata perfetta.
Che anche se sogno che mi marcisce un braccio a causa del mio alcolismo, a colazione ho ordinato un Syrah.
Falafel, pisolo di 5 ore, ed altre due bottiglie e un litro di vino sfuso, io la mia coinquilina e il suo uomo. Quello ufficiale. Quello piu' segreto ho pensato io a coinvolgerto appena li ho lasciati. Non che avessi ora, alle 3.34, alcuna energia per vederlo, ma volevo essere sicura che fosse a casa a dormire e non con la sua donna o con un'altra.
Non vorrei nulla piu' che giornate cosi' nella mia vita, tra il parco, le pizze giganti e fumare coi piedi a penzoloni sul fiume. La fatica dell'alzarsi e la fatica dello stare dritta e seria.

"That's so strange.." Ci ha detto lui.
"Everytime that one of us is going to have some troubles with one of each other, one of you start to sing "Guarda guarda in capo c'e' una nuova giocatrice". And it works! There could be the peace in the world if everyone were like you!"

Che in campo ci fosse Mila e Ciro, e che ci fosse papa' Totomura e che Vasco canti "Qualche volta fai pensieri strani..con una mano, una mano, ti tocchi", poco importa.

Ridere, a qualunque costo. Nulla di piu' bello.

venerdì 28 maggio 2010

Autistic or only German?

Giusto mentre il bus stava arrivando, dopo piu' di venti minuti che lo attendeva li' a pochi metri da me, si tiro' la custodia della chitarra al petto. Con la faccia seria si affretto' a estrarre dalla tasca laterale un calice da vino, lo strofino' con la manica e me lo porse sorridendo zitto.
Io a sorridere non ci sarei proprio riuscita, pero' lo feci lo stesso. Gli ricolmai il bicchiere con del "Capliolo" lieblich, rigorosamente raccolto dall'angolo angebot dello spaeti.

"You drink alone?"
"Better then don't drink."

Che a bere da sola non ci ero mai arrivata. Che arrivare ad aspettare qualcuno alzata fino alle 7 di mattina, non c'ero mai arrivata, che piangere come una bambina non mi capitava da molto, molto tempo. L'ultima volta ero a scuola, accartocciata in cortile a piangere perche' nessuno mi aveva mai regalato un mazzo di rose.
Ora mangio uova sode a letto, ascolto "Somewhere over the rainbow" e guardo Bud Spacer. Solo perche' visto che non posso averti, cerco di diventare come te. Cerco di diventare te.
Di assimilarti, ora che mi ricordo ancora il tuo odore. Ora che mi ricordo ancora come ti muovi. Ora che tanto di te non mi liberero' ancora.
E allora bevo sola, si'. Che quando lo facevamo insieme, era come farlo da sola.
Che quando mi svegliavo e bevevo vodka-tea allungato, ridevi.
"Oh, so funny!"
Magari non era proprio funny sai. Mi fa piacere che ti rallegrasse vedermi in quello stato senza che ti preoccupassi minimamente.
Quindi, se non lo facevi tu, non lo faro' neanch'io.
Saro' te a tal punto che se non ci sei tu ad ignorarmi o maltrattarmi, dovro' far da sola.

domenica 23 maggio 2010

La radio che casca nella mia vasca d'acqua tiepida.

E' venuto il momento di capire. Capire che mi piacciono i disperati perchè il mio obiettivo di vita è passare le giornate fatta in poltrona a ascoltare gli Eurythmics, ma che non lo faccio perchè non sta bene.
Capire che sono una sottoborghese con l'anima di Sick Boy.
Capire che è una convivenza difficile, perchè una sottoborghese non schifa lo sballo, ma "lo usa con scopi più produttivi di quanto farebbe un tossico per strada". Uno di quelli della Milano coi genitori che si sono costruiti la casa da soli e invece loro a 30 anni abitano da soli e mantenuti, perchè la realtà non è più quella di una volta.
Perchè in realtà, forse i miei genitori hanno smesso prima di spendere i soldi in fumo e alcol e hanno risparmiato. Io risparmio, ma quelle sono cose essenziali quanto l'affitto e il frigo mezzo pieno.
E' una convivenza difficile perchè il limite tra lo sballo costruttivo e quello autolesionista è fragile.
Perchè so che ci sono cose di cui sono convinta ma che comunque mi comporto in modo diametralmente opposto. E me ne accorgo in un frangente di ragione che non è propria della della mia morale ideale nè di quella con cui agisco.
Dunque, facciamo così: io ci provo, a camminare sulla linea d'equilibrio. Quando mi sfracellerò al suolo - e sicuramente non me ne accorgerei -, mi venite a raccogliere.

sabato 1 maggio 2010

A.A.A. Via d´uscita cercasi

Le strade piene di polizia, il clima caldo, un lavoro fisso ed una casa con contratto regolare.
Sembrerebbe tutto cambiato, eppure la puzza di marciume ancora non se n´e´ andata.
Saranno le tende cinesi dell´internet point, sara´ la musica tecno di sottofondo, saranno le occhiaie e l´astinenza da droga. Ma spero ancora di sorprenderti in giro per Sonnenalle o Eberswalderstraße, neanche per parlarti, solo guardarti ed abbassare lo sguardo. Solo per farti vedere che anche senza di te ho la mia vita. Solo per potermi ricordare la forma del tuo viso quando sorride.
Forse, solo per farmi capire che infondo non ho bisogno come dice qualcuno di cadere annoiata sul primo che passa, solo perche´sono tropo pigra per cercare altro. Un qualcuno a caso che tu sei stato con le tue bottiglie in mano e la tua timidezza.
Forse per non aver bisogno di passare al solito locale per essere guardata da qualcuno con quella passione diversa dallo "spogliati e sii mia". Che quelle, sono cose che ci fanno schifo, viscide e sudate. Di quelle che rendono pigri e stanchi dopo pochi minuti.
Mi manca dormire con te, mi manca la tua pelle, la tua schiena, carezzarti e sentirti fare le fusa.
Non potro´ averlo mai piu´, il tempo limite e´ passato.
Non e´severita´ la mia, ma osservanza dei dati di fatto, perche´ un mese e mezzo senza avere la minima necessita´ di sapere anche solo se fossi o meno riuscita a rimanere nella tua stessa citta´, e´ indubbiamente molto.
Potrei trovare scuse tipo non ti andava internet oppure avevi bisogno di rifarti la tua vita che avevi sacrificato mentre stavo da te.
Eppure, mi sento vecchia per illudermi con tale schiocchezze; ben sapendo che un uomo, se vuole trovarti, lo fa. Sapendo bene che la pigrizia si supera e l´amore e´ un qualcosa piu´ vicino alla necessita´ che alla scelta.Nel frattempo ripiego, in affetto ed in fisicita´ senza comunque trovare, anche solo per caso, alcuna magia.
Allora ricasco nel passato, in chi me l´aveva data tempo addietro, senza pensare che avesse mai cessato di darsi a me almeno quanto io mi dia a chiunque.

"Come fai a descrivere tanto bene una donna?"
"Penso ad un uomo, togliendone la razionalita´"


Che se non fosse cosi´, se cio´che dicessi fossi anche in grado di sentirlo, non sarei a controllare se sei o meno su msn, non sarei stata in giro a cercarti per una citta´di 3.429.870 abitanti ricolma di turisti.
Non mi aggrapperei al fato che ci ha fatto incontrare in una giornata assurda, ad un ora assurda.
Me ne starei in un letto beata, avrei accettato di dover tornare a casa gia´ molto tempo fa forse.
Invece scrivo di principesse e di scarpe, di gin e sigarette, di chiese e di morti; in un funerle che non puo´ essere altro che il mio, con una ragnatela non tatuata, ma cresciuta, sul gomito.

domenica 11 aprile 2010

In un letto pieno di briciole.

Camminando sotto la pioggia, sorridendo.
Capendo che non posso dar la colpa a te per averti reso la mia ragione di vita, dopo qualche notte passata insieme.
Sorridendo pensando che era davvero stupendo guardarti saltellare per la stanza cantando, a quando mi passavi la ciotola di zuppa, dicendomi che era calda e di stare attenta a non scottarmi, soffiandoci sopra. Pensando a quando facevamo l'amore e mi spostavi i capelli, "Smile baby!".
Nell'ultimo anno ad avere il tuo ruolo era stao qualcuno che si faceva sentire ogni 2,3,5 mesi. E quando ci vedavamo mi baciava da togliermi il fiato "Ti sembra che non mi sei mancata?". E allora perchè aspettare così tanto per degnarmi della tua presenza?
Ed è un ultimo anno che non è ancora terminato. Mi piace pensare che continueranno ad essere incontri fugaci che si protrarranno oltre ogni mia futura relazione.
Perchè di cose tanto impregnate di vita ce ne sono poche ed io le voglio tutte. Non è egoismo la mia infedeltà, è piuttosto una necessità di mettere davanti me al noi per far sì che questo noi non diventi un sacrificio che, ora, non voglio fare.

Mi è facile essere buona con voi, ignorare ogni ferita per darvi tutto ciò che ho. Si tratti di sesso, soldi o umiliarmi per farvi sentire superiori.
E non mi pesa.
Mi è altrettanto facile essere invece scorretta con persone che mi amano e sarebbero pronte a far di tutto per vedermi felice.
Come quando scopavo con un altro e mi facevo venire a prendere dal mio fidanzato come se nulla fosse. Come quando ho scelto qualche ora di sesso piuttosto che rispettare un'amica. E poi un'altra, amica. Senza pentirmene.

Solo non capisco se sia semplice ninfomania la mia o una più complesso preferire il breve termime al lungo.
Avrei davvero bisogno di parlarne per ore, giorni e mesi di questo. Se non fosse che siano cose a cui alle mie amiche non ne posso certo parlare. "Ah ti ricordi quando ho scopato il tuo uomo? Perchè l'ho fatto secondo te?".
No, non funziona.

Va bè, per ora mi limito a mangiare chili di cioccolato, yogurt, patatine e pizza.
Quando sarò un pò più stabile, avrò una casa e un lavoro, ci penserò.

Caso di vita n°11

Avevo tre anni quando mi persi per la prima volta in un supermercato.
Mi guardavo intorno e vedevo soltanto biscotti e surgelati. Se mi sforzavo riuscivo a scorgere dei vasetti di sottoli posizionati negli scaffali più in alto.
Ma di mia sorella neanche l'ombra; inarcavo la schiena in avanti ed indietro. Una volta anche verso il lato destro, sempre con le braccia ben incrociate sul petto.
Si sganciò una molletta dalla treccia che si disfò.
Ci pensai, a cosa facevo lì.
Ci pensai a come c'ero arrivata, lì.
Poi d'un tratto, sfogliando con lo sguardo i barattoli in fondo e quelli in bella vista, quelli danneggiati e ammaccati, mi ricordai che sapevo dov'era mia sorella.
In effetti credevo d'essermi mescolata troppo alla ressa, di aver toccato troppi oggetti e d'essermi persa.
Poi sempre in un sobbalzo di pensiero, mi resi conto che mia sorella era lì: la schiena che avevo avuto di fronte per tutto quel tempo era proprio la sua.
In effetti mia sorella era lì a confrontare con un'amica quale fosse il migliore dei frollini in rapporti gusto/grassi.
Ed io ero rimasta seduta nel carrello ogni istante del tanto tempo trascorso.
Eppure ancora una cosa non mi era chiara. Dov'era mia sorella?

venerdì 9 aprile 2010

Sospiro di sollievo.

Stamattina avevo iniziato a giustificare lo stalking nei suoi confronti dicendomi che se fosse morto, non se ne sarebbe accorto nessuno. Quindi serviva qualcuno che se ne occupasse.
E dopo il week end di Pasqua, un nuovo miracolo è avvenuto: resurrezione in Weserstrasse 91.
Non serve nemmeno che mi parli, basta sapere che c'è ancora qualche ponte che ci colleghi per stampare un sorriso ebete sulla mia faccia.
Non ci credo che nel giro di mezz'ora sono andata a far la spesa, ho ripreso a studiare, ho fatto il bucato.
Dopo una settimana di totale apatia arrotolata sl tappeto a fissare il computer aspettando che comparissi.
Ma non vale la pena di pensare a tutta la mia debolezza ora che mi sento di buon umore. Non vale la pena pensare proprio, pensare è per depressi, più penso e più trovo ragioni per abbattermi.
Quindi, finchè mi è concesso, metterò il cervello in stand-by.
(come se quando lo usassi la mia vita fosse "sensata")
Tanto tempo a pensarci, per capire che la cosa migliore è non pensarci.
chissà che senso ha; di certo, non sarò io a scoprirlo.

mercoledì 7 aprile 2010

Was that a goodbye hug?

Ho appurato che non si può risolvere il problema dello svegliarsi presto non andando a dormire.
Vorrei bastasse riconoscere d'aver sbagliato per far passare le borse sotto gli occhi e i brividi che scivolano senza sosta tra le quattro paia di calze e i due maglioni.
E invece no.
Ho dovuto guardarmi allo specchio, cambiarmi vestiti strafighi che però mi stavano una merda capendo come avevi potuto buttarmi fuori di casa con tanta facilità, andare alla Uban trovando il pacchetto di Pall Mall che esattamente sei ore fa avevo abbandonato lì uscendo.
E poi riprendo con le paranoie, che starebbero meglio all'ombra. Come la mia faccia d'altronde, ed invece è costretta alla pessima luce delle 7 del mattino.
Dunque, mi illumino: ci siamo incontrati, mi hai dimostrato quanto sei figo, mi hai detto che tenevi a me. Hai evitato ogni promessa, hai avuto un'abilità ammirabile nell'evitare di lasciarmi il tuo numero di telefono, mi hai ospitata per 21 giorni sapendo perfettamente quanto fossi sensibile al “sentimi in debito” e ne hai beatamente approfittato. Senza mai smettere di dimostrarmi quanto fossi più bravo di me in ogni cosa, riprendendomi come fossi una bambina e scopandomi come fossi una troia.
Ho fatto tutto come chiedevi, ho taciuto ad ogni umiliazione.
Me ne sono andata e mi hai abbracciata. Was that a goodbye hug? At this point, I have to hope so.
Indeed, I don't.
Sono qui ad aspettare anche ora che tu mi scriva facendo sogni imbarazzanti in cui mi dici che ti manco. E io che non ti credo; tu, sempre tra l'allibito e l'addolorato, mi rispondi che non capisci perché debba dire una cosa del genere.
Sei stato proprio un ottimo attore, fin da subito.
E intanto Berlino mi scivola davanti; prima il centro, poi Charlottenburg fino a cadere nella periferia.
Ho la nausea, fame, sonno e sono depressa marcia.
Sono visibilmente vestita da zoccola, con tanto di smalto rosso, parigine e minigonna.
Non ho proprio nulla che possa far credere che è martedì mattina e che sto andando in ufficio per il primo giorno di lavoro
ora ricordo che pur di alzarmi mezz'ora dopo ho studiato per tre anni come una folle per poter andare alla scuola di suore sotto casa.
Ne era valsa pena.
Anche se questa volta il panorama merita d'essere guardato, è tutto troppo silenzioso a quest'ora per ignorare la voce che riecheggia tra le tempi, dalla forma di “I miss you baby”.

sabato 3 aprile 2010

Via dal mio letto, puttana!

Cambio di casa.
Neanche questa volta è la mia, ma se non altro quando torno a casa mi salutano.
Mi sorprende riconoscere che nn avevo minimamente pensato a come sarebbe stato tornare a vivere con Vale, eppure mi ha sorpreso lo stesso vedere che la prima sera libera, l'abbiamo passata esattamente come abbiamo passato tutte le serate fino a due mesi fa.
Nulla di strano, verrebbe da dire.
E invece trovo più che assurdo che ora come 6 mesi fa, ci ritroviamo sedute su un davanzale a mandare messaggi piu' improbabili e chiamare i rispettivi due stronzi per cui siamo sempre pronte a umiliarci.


[CENSORED]

mercoledì 31 marzo 2010

Ultima sera per la famiglia Kogglemann

Dopo una serata in cui uno che risorge dal letto con 38 di febbre e mi chiede se c'è ancora della vodka, mi dice che ho una cera pessima, poi mi offre dello speed e finiamo con il litigare su quale fosse Cinderella e quale Raperonzolo, non potevo certo aspettarmi una giornata più normale.
Quindi, tanto valeva iniziarla bevendo vodka liscia.
Poi, è proseguita più o meno così. Finita la colazione alcolica anche con mezzo toast, mi vesto, vado dal kebabaro e mi scofano un döner. Coi cetrioli pure. Io odio i cetrioli nel kebab. Il sole, una panchina un caffè. Veloce flir col vicino di tavolo, veloce flirt col barista e veloce flirt con il tipo della metro, talmente fatto che non so nemmeno se se ne sia accorto.
Non trovo la via. Mi sento come persa nel nulla; forse è il caldo che si mescola alla sfattanza. Ormai rantolante, mi dirigo a fatica nel ristorante più vicino: "Ma è questa".

"Achhhh soooooo..."

..

Veloce flirt con l'uomo della casa. Oggi, non risparmio nessuno.
Esco, mi riperdo.


Chiedo informazioni alla famigliola di turno: "Entschuldigung..".
Il teenager di turno al padre di turno: "Non parlare con lei...è una prostituta"

Grazie.
Ci voleva in effetti.

Non è che se hai scoperto che ti viene duro ogni tanto, allora io sono una troia.
Non è che se ho il vestito coperto da una patina che avevo visto altre volte solo dopo aver fatto sesso da vestiti, allora io sono una puttana. Ma poi tu, che cazzo ne vuoi sapere?

Mi metto sul primo pullman che passa, aspettando che riconosca un qualche panorama, sicura che alla fine sarò a 500 metri da casa.
Casa tua. Ci arrivo in effetti, dopo ovviamente un veloce flirt con uno che aspettava qui sotto. Per oggi dovrebbe essere stato abbastanza, posso entrare.

E' l'ultima sera che sono qui. Tu passi la serata a giocare a Word of Worcraft.
Cos'è fingi di non saperlo che è l'ultima sera che dormo da te? Credi che possa bermi anche questa?
O forse te ne importa talmente poco, che ti comporti semplicemente in base a quello di cui hai voglia? Ci vuole una bella faccia tosta per riuscire ad essere tanto spontanei sapendo di ferire qualcuno.
L'idea che tanto sei talmente sicuro che ci vedremo entro breve e quindi non c'è ragione per vederla come un qualcosa di speciale, mi scivola di dosso.

Ho paura cazzo. Ho una paura fottuta.
Proprio come le notti passate a casa prima di arrivare da te- Venti giorni fa, Ventuno, per la precisione. Perché mi sembra appena ieri? Perché a me questo tempo non è pesato per nulla? E tutto il male che mi hai fatto nel frattempo, dov'è sparito?
Vorrei solo sapere cosa c'è nella tua testa, vorrei avere qualche risposta, vorrei sommergerti in gomitoli di paranoie e farti sciogliere tutti i nodi.
Ma ci soffocheresti lì sotto, ci sprofonderemmo entrambi e moriremmo come "noi".

Quindi non posso fare nulla, solo starmene qui zitta ad aspettare che tu ti volti e mi dica qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma parlami, perché quei gomitoli me li sto tenendo tutti dentro. E prima o poi esplodo.

lunedì 29 marzo 2010

Fuori di casa

C'erano tempi, in cui andava tutto bene. Avevo il pasto assicurato, una sveglia la mattina, l'aperitivo il venerdì sera con le amiche e nessun paio di calze bucate.
C'erano tempi in cui, comunque, non mi andava bene lo stesso.
Ora che invece sono le 11.30 di sera, sono chiusa fuori di casa e dio solo sa quando potrò tornarvi, non ho entrate da cinque mesi e non posso più uscire la sera, chissà com'è, ma mi sento comunque meglio.
Forse perché solo libera di una libertà che non so bene come gestire ed il risultato è un insieme di schifo.
Anyway, mi sento viva. A passare un'ora sui gradini del pianerottolo e bere vodka-tea, dovendomi alzare ogni 3 minuti per riaccendere la luce, a non sapere quando lo stronzo tornerà ed avere una fame della madonna.
Bruciare le tappe e fare la 25enne a vent'anni non è una cosa da niente. Ma non è nemmeno una cosa che ho scelto. È successo e basta, ragione per cui lo accetto con inevitabilità, come fosse un handicap.
Per questo festeggio 364 giorni all'anno, compleanno escluso: perché la mia età è un qualcosa che mi è caduta addosso e che ancora non riesco a tenere tra le braccia senza fatica.
È per di più lei a darmi una forma, senza che però io la senta mia.
Das ist klar: lo potrei guardare dormire per ore, solo perché non c'è nulla che mi sorprenda quanto la sua tranquillità, sicuro che tanto poi un modo per risolvere le cose si troverà. È quello che manca a me, la mia frenesia è certezza che se non ci penso io a trovare una soluzione, nessuno lo farà per me.
Per questo mi vien naturale prendermi carico di te e di cento altri, perché tanto nessuno è più pesante di me. Perché sarebbe solo una parte dei casini che ho io da risolvere.
E mi va bene così, sudandarmela la vita, per sentirmi più presente, utile. Viva, appunto.
Anche se in momenti come questi non vorrei fare altro che la Bicocca, tornare a casa alle 8, trovare la cena pronta, svestirmi in chat a pagamento, e dormire in un letto con le molle dove dovrebbero essere.
Invece, non so nemmeno dove dormirò questa notte.

venerdì 26 marzo 2010

Ecco svelato il mistero del “perché alle donne piacciono gli stronzi”

Io non è che odio gli stronzi perché fanno del male. Per farsi fare del male, bisogna permetterlo.
Io odio gli stronzi perché sono gli unici ad essere perfetti; all'apparenza, chiaramente. Per questo sono fuggitivi, il “non farsi sentire”, il “fare i misteriosi”.
È facile essere apprezzati se si lascia una sagoma da far riempire alla povera idiota di turno, che inizia a ricamarla come fosse un lenzuolo da corredo nuziale.
La verità è che gli stronzi sono delle grandi uova che quando scuoti per sentire cosa c'è dentro, si sgonfiano come vesciche dei piedi.
Ecco svelato il mistero del “perché alle donne piacciono gli stronzi”: perché solo negli uomini da copertina riescono a trovarci qualcosa di interessante. Che poi le pagine dentro siano vuote,non lo sapranno mai.
Se solo avessero l'umiltà di riconoscere che ti tengono alla larga per vergogna, le donne avrebbero una serie di uomini tutti sullo stesso livello tra cui poter scegliere il meno peggio. Così la soggettività avrebbe la sa ragione d'esistere e non si sprecherebbe tempo dietro a fantasmi travestiti da principi azzurri.
Invece così ci tocca di metterci con i poveri sempliciotti che non riescono a capire quanto ci ricaverebbero da un comportamento del genere, ma continuando a sognare quello che tanto non ci starà mai, non perché sei tu ad essere sbagliata, ma perché non hanno tempo per altro che loro stessi, a buttare ossigeno nelle loro carni flaccide.
E a questo punto la stupidità non può che diventare una dote pregiata.

sabato 20 marzo 2010

E tutto inizio´ con un pompino.

Non c´ e´nulla di peggio che svegliarsi la notte, trovarsi spiaccicati contro il muro, abbracciati al culo del suo cane, lui da tutt´altra parte del letto e la tv accesa con un porno, di quelli con la trama. E che trama: "Bomb, James Bomb" e "Boing, James Boing" erano rispettivamente l´eroina e l´eroe di "Mission Penetration".
Pur sempre meglio di dormire e sognare di avere un figlio.
Per rendere l´idea di quanto mi senta a mio agio in questa casa credo basti dire che per soffiarmi il naso vado in bagno e resto a letto fino alle 15 anche se sono sveglia dalle 8.
E´che io la gente che si fa mantenere dallo stato e si stampa l´abbonamento della Uban proprio non riesco a sopportarla.
E mi odio anche per sentirmi in colpa´, come se fossi stata io a chiedergli di venire qui a stare, come se fosse colpa mia se e´un tossico che gia´a 22 anni ha perso ogni bisogno naturale, dalla fame alla voglia di fare sesso.
Mi sento in colpa perche´mi pare che tutto sia cambiato per pigrizia mia, il giorno in cui, sfatta, volevo solo dormire e ho ben pensato di abbreviare i rituali facendogli un pompino.
Da allora, sono una troia.
E va be´. Lode a lui che riesce a ottenere quello che vuole con un semplice "Come here, please", dopo tre giorni che non mi saluta neanche quando entro in casa.
Mi sento un po´il riccone della situazione con una puttana appresso, che si fa lasciare i soldi per la spesa e quando torno trovo il frigo vuoto e lui fuori come una zucchina.

C´e´da trovare una soluzione. Ora.

mercoledì 3 marzo 2010

Io, tu, noi, voi e tutti gli altri.

E di nuovo a stilare un elenco: parole crociate, stecca di sigarette, olio d'oliva.
E di nuovo a giurare che sarà l'ultima valigia per almeno sei mesi, in un tono molto più speranzoso che minatorio.
Dopo essermi tanto interrogata credo di aver capito anche perché me lo rinfaccio con tanta insistenza: sono a casa e non ho niente, sono fuori ed è scontato che non abbia niente. È lecito che non tenga a nessuno, che non abbia ben chiaro come riempire le giornate, che abbia voglia di costruire tutto da capo. Non che conosca tutto di Milano, e riconosco che è ancora in grado di stupirmi con serate meravigliosamente piacevoli in una compagnia più che gradevole.
Solo, la trovo ostile. Ricca ma chiusa. E la odio esattamente come odio le persone intelligenti che si rinchiudono in gabbie di superiorità.
Infondo io sono quella che ha problemi a fare conversazione in gran parte delle occasioni, quindi i problemi che sorgono quando l'altro parla un inglese ostentato mi sono più che comodi.
Ah, ma mi sto impegnando eh.
Si, sto studiando duramente anche se sono perfettamente consapevole che per chiedere “mi passi il sale” in un tedesco corretto ci metterò almeno due anni. Dunque provo a compensare imparandomi a memoria frasi ad effetto, sempre perché l'apparenza è meglio che niente.
La cosa che davvero non capisca è come possa aver passato vent'anni qui in una solitaria serenità ed indipendenza, ma appena cambiata terra mi sia attaccata a cozza al primo povero stronzo che ho trovato sotto casa. Non sa cosa lo aspetta povero lui e la sua genuina ingenuità.
Non immagina neanche lontanamente che io sono qui a pensare a quanto bello sarebbe un figlio tra una sottoscritta bassa, grassa e mora e un lui punk alto, magrissimo e biondo.
In realtà, lo spero davvero che non ci pensi, se no sarebbe proprio un bel casino.
Già al tuo primo “Se vuoi stare qui per un po' non c'è problema, you're too nice to live in the street” ci sono rimasta un po' secca. Da quanto mi conoscevi? Quindici giorni? Un mese?
Figuriamoci poi quando me lo hai ripetuto ieri. Per non parlare di quando mi sono resa conto di aver accettato. Tempo 12 minuti e stavamo già parlando di come dividerci l'affitto, la gestione della casa, che bisognerà trovare un lavoro.
Frena. Freniamo, anzi.
Non so tu, ma io sono da questa scorciatoia ho già provato a passarci e ci sono uscita per miracolo.
Ora capisco la tua bionda chioma di bontà, ma le relazioni restano comunque un gran bordello, indipendentemente da quanto si è singolarmente stabili. O forse no? O forse è proprio questo il punto?
Forse se ognuno avesse una solida coscienza di sé, un rapporto sarebbe un gioco da ragazzi.
Se questo fosse vero perché ci si concentra tanto sul conoscersi reciprocamente, non dovrebbe essere solo uno stadio ultimo?
Ma quello che davvero mi chiedo è: se fosse così facile, mi piacerebbe ancora?

domenica 7 febbraio 2010

Frankly blatera.

Voi che credete di andar lontano,
scavando il futuro ignorando il profano.


Io tremo a guardar avanti.

Due matti dietro i miei passi
sostengono il peso degli orchi più avanti,
con gli occhi scavati, le pelli ingiallite.


vi passo di fianco e non mi notate,
sicuri che non servano forche e retate.
Sicuri che il mondo in cui vivete
sia meglio di cio' che non conoscete.

Piegatevi schiavi! Sulle vostre schiene ci stan due balene.
Una di aria e l'altra d'oro,
rinchiudendo in un sacco il vostro patrimonio.


Non guardo innananzi e non guardo indietro,
fisso i miei piedi per vedere che vanno.
Che siano ben saldi nell'erba,
che siano leggeri d'ogni scorta.

Che la strada sia tanta, che il meglio mi segua,
nella mia vita non voglio tregua.

giovedì 28 gennaio 2010

mio padre.


Ero fiero di come stavo spendendo i miei anni. Gli anni sono gli stessi per tutti, le occasioni si creano. E io mi ero giostrato al meglio.
Sono nato in una fattoria di campagna, ero il terzogenito e negli anni a venire nacquero altre quattro figlie. Erano gli anni Sessanta: seguendo il flusso e lasciandoci dietro solo campi bruciati da chissà chi,  risalimmo oltre il Po ed a sei anni iniziai a frequentare la scuola del paese. Tornavo a casa, aiutavo mio padre in campagna, mangiavamo ad una lunga tavola, nel caos e nello sporco. E quando il mio piatto era vuoto, lo stomaco gorgogliava ancora. C’erano solo due stanze in casa, la cucina dove mangiavamo e una camera. I  materassi erano disposti contro le pareti, in fondo c’era quello di mamma e papà, dove dormivano anche le mie sorelle più piccole. Io dormivo con l’unico mio fratello ed il cane.
Finita la scuola iniziai a lavorare. Avevo quattordici anni e ci misi poco a capire che non sarei diventato ricco in fabbrica. Riuscii a prendere il diploma con la scuola serale, poi scienze politiche, dividendo il guadagno da operaio tra i corsi e la famiglia.
A ventidue anni mi sposai e con i primi soldi che avevamo da parte abbiamo comprato un camper. Abbiamo viaggiato per l’Europa, Marocco, Tunisia. Poi ci fu un incidente, il camper andò a fuoco; non pensammo più alle vacanze per un po’, però comprammo una casa, di quelle che vedevo da bambino oltre le siepi alte. Ma non ci misi la siepe intorno, la lasciai aperta, così che i bambini ci potessero entrare. Solo così avrei potuto spiegar loro come poterne avere una tutta per loro.
I primi bambini a cui lo insegnai sono stati i miei figli. Gli insegnai tutto quello che potei, sapendo che l’unica cosa che veramente capissero fosse quanto importante era la cultura.
Non credo di aver fatto mai del male in vita mia. Non mi sono mai tirato indietro quando qualcuno mi chiedeva aiuto. Non ho mai tradito mia moglie, né ho mai smesso di amarla. Non ho mai bevuto ne fumato. Ho lavorato i cambi, sono andato al militare e negli ultimi anni andavo in palestra due volte alla settimana.
E allora perché, ora che ho soli 51 anni, mi ritrovo in un letto di ospedale in delirio, con i figli da un lato e le mie sorelle dall’altro. Mia moglie a parlare col medico che gli dirà che non c’è altro da fare se non che aumentare le dosi di morfina? Perché adesso che avrei potuto iniziare a godermi la vita che mi sono costruito devo andarmene? Non ne sono pentito di aver faticato tanto, ne andrà il bene dei miei figli e questo mi basta. Ma avrei voluto vederli felici, avrei voluto diventare nonno per poter comprare la prima tutina ai miei nipoti. Avrei voluto dire a mia figlia che col pancione era bellissima  e raccontarle di come mi sentivo io quando stavo diventando padre. Avrei voluto inventare altre mille favole e raccontarle ai miei nipoti. O almeno avrei voluto saperlo prima di come sarebbe andata a finire, avrei potuto dare di più, mi sarei potuto sforzare e fare prima quello che ormai non posso più pensare di fare. Avrei forse cambiato la priorità dei miei obiettivi.
Ora non riesco più nemmeno a sentire la mano di mio figlio quando mi carezza. Non sento più niente, riesco solo a piangere e immaginare il mio corpo da lì a qualche mese mangiato dai vermi.