mercoledì 31 marzo 2010

Ultima sera per la famiglia Kogglemann

Dopo una serata in cui uno che risorge dal letto con 38 di febbre e mi chiede se c'è ancora della vodka, mi dice che ho una cera pessima, poi mi offre dello speed e finiamo con il litigare su quale fosse Cinderella e quale Raperonzolo, non potevo certo aspettarmi una giornata più normale.
Quindi, tanto valeva iniziarla bevendo vodka liscia.
Poi, è proseguita più o meno così. Finita la colazione alcolica anche con mezzo toast, mi vesto, vado dal kebabaro e mi scofano un döner. Coi cetrioli pure. Io odio i cetrioli nel kebab. Il sole, una panchina un caffè. Veloce flir col vicino di tavolo, veloce flirt col barista e veloce flirt con il tipo della metro, talmente fatto che non so nemmeno se se ne sia accorto.
Non trovo la via. Mi sento come persa nel nulla; forse è il caldo che si mescola alla sfattanza. Ormai rantolante, mi dirigo a fatica nel ristorante più vicino: "Ma è questa".

"Achhhh soooooo..."

..

Veloce flirt con l'uomo della casa. Oggi, non risparmio nessuno.
Esco, mi riperdo.


Chiedo informazioni alla famigliola di turno: "Entschuldigung..".
Il teenager di turno al padre di turno: "Non parlare con lei...è una prostituta"

Grazie.
Ci voleva in effetti.

Non è che se hai scoperto che ti viene duro ogni tanto, allora io sono una troia.
Non è che se ho il vestito coperto da una patina che avevo visto altre volte solo dopo aver fatto sesso da vestiti, allora io sono una puttana. Ma poi tu, che cazzo ne vuoi sapere?

Mi metto sul primo pullman che passa, aspettando che riconosca un qualche panorama, sicura che alla fine sarò a 500 metri da casa.
Casa tua. Ci arrivo in effetti, dopo ovviamente un veloce flirt con uno che aspettava qui sotto. Per oggi dovrebbe essere stato abbastanza, posso entrare.

E' l'ultima sera che sono qui. Tu passi la serata a giocare a Word of Worcraft.
Cos'è fingi di non saperlo che è l'ultima sera che dormo da te? Credi che possa bermi anche questa?
O forse te ne importa talmente poco, che ti comporti semplicemente in base a quello di cui hai voglia? Ci vuole una bella faccia tosta per riuscire ad essere tanto spontanei sapendo di ferire qualcuno.
L'idea che tanto sei talmente sicuro che ci vedremo entro breve e quindi non c'è ragione per vederla come un qualcosa di speciale, mi scivola di dosso.

Ho paura cazzo. Ho una paura fottuta.
Proprio come le notti passate a casa prima di arrivare da te- Venti giorni fa, Ventuno, per la precisione. Perché mi sembra appena ieri? Perché a me questo tempo non è pesato per nulla? E tutto il male che mi hai fatto nel frattempo, dov'è sparito?
Vorrei solo sapere cosa c'è nella tua testa, vorrei avere qualche risposta, vorrei sommergerti in gomitoli di paranoie e farti sciogliere tutti i nodi.
Ma ci soffocheresti lì sotto, ci sprofonderemmo entrambi e moriremmo come "noi".

Quindi non posso fare nulla, solo starmene qui zitta ad aspettare che tu ti volti e mi dica qualcosa. Qualsiasi cosa. Ma parlami, perché quei gomitoli me li sto tenendo tutti dentro. E prima o poi esplodo.

lunedì 29 marzo 2010

Fuori di casa

C'erano tempi, in cui andava tutto bene. Avevo il pasto assicurato, una sveglia la mattina, l'aperitivo il venerdì sera con le amiche e nessun paio di calze bucate.
C'erano tempi in cui, comunque, non mi andava bene lo stesso.
Ora che invece sono le 11.30 di sera, sono chiusa fuori di casa e dio solo sa quando potrò tornarvi, non ho entrate da cinque mesi e non posso più uscire la sera, chissà com'è, ma mi sento comunque meglio.
Forse perché solo libera di una libertà che non so bene come gestire ed il risultato è un insieme di schifo.
Anyway, mi sento viva. A passare un'ora sui gradini del pianerottolo e bere vodka-tea, dovendomi alzare ogni 3 minuti per riaccendere la luce, a non sapere quando lo stronzo tornerà ed avere una fame della madonna.
Bruciare le tappe e fare la 25enne a vent'anni non è una cosa da niente. Ma non è nemmeno una cosa che ho scelto. È successo e basta, ragione per cui lo accetto con inevitabilità, come fosse un handicap.
Per questo festeggio 364 giorni all'anno, compleanno escluso: perché la mia età è un qualcosa che mi è caduta addosso e che ancora non riesco a tenere tra le braccia senza fatica.
È per di più lei a darmi una forma, senza che però io la senta mia.
Das ist klar: lo potrei guardare dormire per ore, solo perché non c'è nulla che mi sorprenda quanto la sua tranquillità, sicuro che tanto poi un modo per risolvere le cose si troverà. È quello che manca a me, la mia frenesia è certezza che se non ci penso io a trovare una soluzione, nessuno lo farà per me.
Per questo mi vien naturale prendermi carico di te e di cento altri, perché tanto nessuno è più pesante di me. Perché sarebbe solo una parte dei casini che ho io da risolvere.
E mi va bene così, sudandarmela la vita, per sentirmi più presente, utile. Viva, appunto.
Anche se in momenti come questi non vorrei fare altro che la Bicocca, tornare a casa alle 8, trovare la cena pronta, svestirmi in chat a pagamento, e dormire in un letto con le molle dove dovrebbero essere.
Invece, non so nemmeno dove dormirò questa notte.

venerdì 26 marzo 2010

Ecco svelato il mistero del “perché alle donne piacciono gli stronzi”

Io non è che odio gli stronzi perché fanno del male. Per farsi fare del male, bisogna permetterlo.
Io odio gli stronzi perché sono gli unici ad essere perfetti; all'apparenza, chiaramente. Per questo sono fuggitivi, il “non farsi sentire”, il “fare i misteriosi”.
È facile essere apprezzati se si lascia una sagoma da far riempire alla povera idiota di turno, che inizia a ricamarla come fosse un lenzuolo da corredo nuziale.
La verità è che gli stronzi sono delle grandi uova che quando scuoti per sentire cosa c'è dentro, si sgonfiano come vesciche dei piedi.
Ecco svelato il mistero del “perché alle donne piacciono gli stronzi”: perché solo negli uomini da copertina riescono a trovarci qualcosa di interessante. Che poi le pagine dentro siano vuote,non lo sapranno mai.
Se solo avessero l'umiltà di riconoscere che ti tengono alla larga per vergogna, le donne avrebbero una serie di uomini tutti sullo stesso livello tra cui poter scegliere il meno peggio. Così la soggettività avrebbe la sa ragione d'esistere e non si sprecherebbe tempo dietro a fantasmi travestiti da principi azzurri.
Invece così ci tocca di metterci con i poveri sempliciotti che non riescono a capire quanto ci ricaverebbero da un comportamento del genere, ma continuando a sognare quello che tanto non ci starà mai, non perché sei tu ad essere sbagliata, ma perché non hanno tempo per altro che loro stessi, a buttare ossigeno nelle loro carni flaccide.
E a questo punto la stupidità non può che diventare una dote pregiata.

sabato 20 marzo 2010

E tutto inizio´ con un pompino.

Non c´ e´nulla di peggio che svegliarsi la notte, trovarsi spiaccicati contro il muro, abbracciati al culo del suo cane, lui da tutt´altra parte del letto e la tv accesa con un porno, di quelli con la trama. E che trama: "Bomb, James Bomb" e "Boing, James Boing" erano rispettivamente l´eroina e l´eroe di "Mission Penetration".
Pur sempre meglio di dormire e sognare di avere un figlio.
Per rendere l´idea di quanto mi senta a mio agio in questa casa credo basti dire che per soffiarmi il naso vado in bagno e resto a letto fino alle 15 anche se sono sveglia dalle 8.
E´che io la gente che si fa mantenere dallo stato e si stampa l´abbonamento della Uban proprio non riesco a sopportarla.
E mi odio anche per sentirmi in colpa´, come se fossi stata io a chiedergli di venire qui a stare, come se fosse colpa mia se e´un tossico che gia´a 22 anni ha perso ogni bisogno naturale, dalla fame alla voglia di fare sesso.
Mi sento in colpa perche´mi pare che tutto sia cambiato per pigrizia mia, il giorno in cui, sfatta, volevo solo dormire e ho ben pensato di abbreviare i rituali facendogli un pompino.
Da allora, sono una troia.
E va be´. Lode a lui che riesce a ottenere quello che vuole con un semplice "Come here, please", dopo tre giorni che non mi saluta neanche quando entro in casa.
Mi sento un po´il riccone della situazione con una puttana appresso, che si fa lasciare i soldi per la spesa e quando torno trovo il frigo vuoto e lui fuori come una zucchina.

C´e´da trovare una soluzione. Ora.

mercoledì 3 marzo 2010

Io, tu, noi, voi e tutti gli altri.

E di nuovo a stilare un elenco: parole crociate, stecca di sigarette, olio d'oliva.
E di nuovo a giurare che sarà l'ultima valigia per almeno sei mesi, in un tono molto più speranzoso che minatorio.
Dopo essermi tanto interrogata credo di aver capito anche perché me lo rinfaccio con tanta insistenza: sono a casa e non ho niente, sono fuori ed è scontato che non abbia niente. È lecito che non tenga a nessuno, che non abbia ben chiaro come riempire le giornate, che abbia voglia di costruire tutto da capo. Non che conosca tutto di Milano, e riconosco che è ancora in grado di stupirmi con serate meravigliosamente piacevoli in una compagnia più che gradevole.
Solo, la trovo ostile. Ricca ma chiusa. E la odio esattamente come odio le persone intelligenti che si rinchiudono in gabbie di superiorità.
Infondo io sono quella che ha problemi a fare conversazione in gran parte delle occasioni, quindi i problemi che sorgono quando l'altro parla un inglese ostentato mi sono più che comodi.
Ah, ma mi sto impegnando eh.
Si, sto studiando duramente anche se sono perfettamente consapevole che per chiedere “mi passi il sale” in un tedesco corretto ci metterò almeno due anni. Dunque provo a compensare imparandomi a memoria frasi ad effetto, sempre perché l'apparenza è meglio che niente.
La cosa che davvero non capisca è come possa aver passato vent'anni qui in una solitaria serenità ed indipendenza, ma appena cambiata terra mi sia attaccata a cozza al primo povero stronzo che ho trovato sotto casa. Non sa cosa lo aspetta povero lui e la sua genuina ingenuità.
Non immagina neanche lontanamente che io sono qui a pensare a quanto bello sarebbe un figlio tra una sottoscritta bassa, grassa e mora e un lui punk alto, magrissimo e biondo.
In realtà, lo spero davvero che non ci pensi, se no sarebbe proprio un bel casino.
Già al tuo primo “Se vuoi stare qui per un po' non c'è problema, you're too nice to live in the street” ci sono rimasta un po' secca. Da quanto mi conoscevi? Quindici giorni? Un mese?
Figuriamoci poi quando me lo hai ripetuto ieri. Per non parlare di quando mi sono resa conto di aver accettato. Tempo 12 minuti e stavamo già parlando di come dividerci l'affitto, la gestione della casa, che bisognerà trovare un lavoro.
Frena. Freniamo, anzi.
Non so tu, ma io sono da questa scorciatoia ho già provato a passarci e ci sono uscita per miracolo.
Ora capisco la tua bionda chioma di bontà, ma le relazioni restano comunque un gran bordello, indipendentemente da quanto si è singolarmente stabili. O forse no? O forse è proprio questo il punto?
Forse se ognuno avesse una solida coscienza di sé, un rapporto sarebbe un gioco da ragazzi.
Se questo fosse vero perché ci si concentra tanto sul conoscersi reciprocamente, non dovrebbe essere solo uno stadio ultimo?
Ma quello che davvero mi chiedo è: se fosse così facile, mi piacerebbe ancora?