domenica 11 aprile 2010

In un letto pieno di briciole.

Camminando sotto la pioggia, sorridendo.
Capendo che non posso dar la colpa a te per averti reso la mia ragione di vita, dopo qualche notte passata insieme.
Sorridendo pensando che era davvero stupendo guardarti saltellare per la stanza cantando, a quando mi passavi la ciotola di zuppa, dicendomi che era calda e di stare attenta a non scottarmi, soffiandoci sopra. Pensando a quando facevamo l'amore e mi spostavi i capelli, "Smile baby!".
Nell'ultimo anno ad avere il tuo ruolo era stao qualcuno che si faceva sentire ogni 2,3,5 mesi. E quando ci vedavamo mi baciava da togliermi il fiato "Ti sembra che non mi sei mancata?". E allora perchè aspettare così tanto per degnarmi della tua presenza?
Ed è un ultimo anno che non è ancora terminato. Mi piace pensare che continueranno ad essere incontri fugaci che si protrarranno oltre ogni mia futura relazione.
Perchè di cose tanto impregnate di vita ce ne sono poche ed io le voglio tutte. Non è egoismo la mia infedeltà, è piuttosto una necessità di mettere davanti me al noi per far sì che questo noi non diventi un sacrificio che, ora, non voglio fare.

Mi è facile essere buona con voi, ignorare ogni ferita per darvi tutto ciò che ho. Si tratti di sesso, soldi o umiliarmi per farvi sentire superiori.
E non mi pesa.
Mi è altrettanto facile essere invece scorretta con persone che mi amano e sarebbero pronte a far di tutto per vedermi felice.
Come quando scopavo con un altro e mi facevo venire a prendere dal mio fidanzato come se nulla fosse. Come quando ho scelto qualche ora di sesso piuttosto che rispettare un'amica. E poi un'altra, amica. Senza pentirmene.

Solo non capisco se sia semplice ninfomania la mia o una più complesso preferire il breve termime al lungo.
Avrei davvero bisogno di parlarne per ore, giorni e mesi di questo. Se non fosse che siano cose a cui alle mie amiche non ne posso certo parlare. "Ah ti ricordi quando ho scopato il tuo uomo? Perchè l'ho fatto secondo te?".
No, non funziona.

Va bè, per ora mi limito a mangiare chili di cioccolato, yogurt, patatine e pizza.
Quando sarò un pò più stabile, avrò una casa e un lavoro, ci penserò.

Caso di vita n°11

Avevo tre anni quando mi persi per la prima volta in un supermercato.
Mi guardavo intorno e vedevo soltanto biscotti e surgelati. Se mi sforzavo riuscivo a scorgere dei vasetti di sottoli posizionati negli scaffali più in alto.
Ma di mia sorella neanche l'ombra; inarcavo la schiena in avanti ed indietro. Una volta anche verso il lato destro, sempre con le braccia ben incrociate sul petto.
Si sganciò una molletta dalla treccia che si disfò.
Ci pensai, a cosa facevo lì.
Ci pensai a come c'ero arrivata, lì.
Poi d'un tratto, sfogliando con lo sguardo i barattoli in fondo e quelli in bella vista, quelli danneggiati e ammaccati, mi ricordai che sapevo dov'era mia sorella.
In effetti credevo d'essermi mescolata troppo alla ressa, di aver toccato troppi oggetti e d'essermi persa.
Poi sempre in un sobbalzo di pensiero, mi resi conto che mia sorella era lì: la schiena che avevo avuto di fronte per tutto quel tempo era proprio la sua.
In effetti mia sorella era lì a confrontare con un'amica quale fosse il migliore dei frollini in rapporti gusto/grassi.
Ed io ero rimasta seduta nel carrello ogni istante del tanto tempo trascorso.
Eppure ancora una cosa non mi era chiara. Dov'era mia sorella?

venerdì 9 aprile 2010

Sospiro di sollievo.

Stamattina avevo iniziato a giustificare lo stalking nei suoi confronti dicendomi che se fosse morto, non se ne sarebbe accorto nessuno. Quindi serviva qualcuno che se ne occupasse.
E dopo il week end di Pasqua, un nuovo miracolo è avvenuto: resurrezione in Weserstrasse 91.
Non serve nemmeno che mi parli, basta sapere che c'è ancora qualche ponte che ci colleghi per stampare un sorriso ebete sulla mia faccia.
Non ci credo che nel giro di mezz'ora sono andata a far la spesa, ho ripreso a studiare, ho fatto il bucato.
Dopo una settimana di totale apatia arrotolata sl tappeto a fissare il computer aspettando che comparissi.
Ma non vale la pena di pensare a tutta la mia debolezza ora che mi sento di buon umore. Non vale la pena pensare proprio, pensare è per depressi, più penso e più trovo ragioni per abbattermi.
Quindi, finchè mi è concesso, metterò il cervello in stand-by.
(come se quando lo usassi la mia vita fosse "sensata")
Tanto tempo a pensarci, per capire che la cosa migliore è non pensarci.
chissà che senso ha; di certo, non sarò io a scoprirlo.

mercoledì 7 aprile 2010

Was that a goodbye hug?

Ho appurato che non si può risolvere il problema dello svegliarsi presto non andando a dormire.
Vorrei bastasse riconoscere d'aver sbagliato per far passare le borse sotto gli occhi e i brividi che scivolano senza sosta tra le quattro paia di calze e i due maglioni.
E invece no.
Ho dovuto guardarmi allo specchio, cambiarmi vestiti strafighi che però mi stavano una merda capendo come avevi potuto buttarmi fuori di casa con tanta facilità, andare alla Uban trovando il pacchetto di Pall Mall che esattamente sei ore fa avevo abbandonato lì uscendo.
E poi riprendo con le paranoie, che starebbero meglio all'ombra. Come la mia faccia d'altronde, ed invece è costretta alla pessima luce delle 7 del mattino.
Dunque, mi illumino: ci siamo incontrati, mi hai dimostrato quanto sei figo, mi hai detto che tenevi a me. Hai evitato ogni promessa, hai avuto un'abilità ammirabile nell'evitare di lasciarmi il tuo numero di telefono, mi hai ospitata per 21 giorni sapendo perfettamente quanto fossi sensibile al “sentimi in debito” e ne hai beatamente approfittato. Senza mai smettere di dimostrarmi quanto fossi più bravo di me in ogni cosa, riprendendomi come fossi una bambina e scopandomi come fossi una troia.
Ho fatto tutto come chiedevi, ho taciuto ad ogni umiliazione.
Me ne sono andata e mi hai abbracciata. Was that a goodbye hug? At this point, I have to hope so.
Indeed, I don't.
Sono qui ad aspettare anche ora che tu mi scriva facendo sogni imbarazzanti in cui mi dici che ti manco. E io che non ti credo; tu, sempre tra l'allibito e l'addolorato, mi rispondi che non capisci perché debba dire una cosa del genere.
Sei stato proprio un ottimo attore, fin da subito.
E intanto Berlino mi scivola davanti; prima il centro, poi Charlottenburg fino a cadere nella periferia.
Ho la nausea, fame, sonno e sono depressa marcia.
Sono visibilmente vestita da zoccola, con tanto di smalto rosso, parigine e minigonna.
Non ho proprio nulla che possa far credere che è martedì mattina e che sto andando in ufficio per il primo giorno di lavoro
ora ricordo che pur di alzarmi mezz'ora dopo ho studiato per tre anni come una folle per poter andare alla scuola di suore sotto casa.
Ne era valsa pena.
Anche se questa volta il panorama merita d'essere guardato, è tutto troppo silenzioso a quest'ora per ignorare la voce che riecheggia tra le tempi, dalla forma di “I miss you baby”.

sabato 3 aprile 2010

Via dal mio letto, puttana!

Cambio di casa.
Neanche questa volta è la mia, ma se non altro quando torno a casa mi salutano.
Mi sorprende riconoscere che nn avevo minimamente pensato a come sarebbe stato tornare a vivere con Vale, eppure mi ha sorpreso lo stesso vedere che la prima sera libera, l'abbiamo passata esattamente come abbiamo passato tutte le serate fino a due mesi fa.
Nulla di strano, verrebbe da dire.
E invece trovo più che assurdo che ora come 6 mesi fa, ci ritroviamo sedute su un davanzale a mandare messaggi piu' improbabili e chiamare i rispettivi due stronzi per cui siamo sempre pronte a umiliarci.


[CENSORED]