venerdì 31 dicembre 2010

Vorrei vederti soffrire e che non avessi nessuno di cui poterti fidare.

Non vale la pena aspettare che le cose migliorino come vorrei. Perchè tanto non succede. La realtà è questa e non serve immaginarla diversa impegnandomi sempre più ad essere come tu vorresti. Perchè come tu mi vuoi sarei migliore e perchè avendoti a fianco non potrei che star meglio.
Ma così come non dovrei starmene a perdere tempo io, non lo fai neanche tu, anche se te lo potresti permettere. Che in effetti, chi lo sa se ne varrebbe la pena.
Sono un toro, son testarda. E se voglio una cosa, batto i piedi a terra finchè non l'ho ottenuta. E sono ben 150 kcal l'ora, mica bazzeccole.
Passano gli anni, ma la mia bravura a perder tempo nei più futili modi non mostra segni di cedimento.
Dopo aver buttato la mia infanzia nel finire "Alex Kidd In miracle world" ora la spreco attaccandomi ad ogni qualcosa che abbia un potenziale di bellezza. Che finchè continua ad esserlo, va anche bene. Ma fidarsi SOLO della prima impressione ignorando i dati di fatto, è un tantino eccessivo.

Fuori ci sono solo campi dell’orgoglio, ansia di medaglie, minuti di silenzio,
conteggi, consenso, sondaggi, scuole di nostro signore, aiuole, cantieri, chiese, formicairotte, risse, caste, eclissi, teatri, aste, contagi, peste, sfarzo e miseria, feste con le droghe serie, concerti con le sedie, solarium, cortili coi pavoni, danze, condoni, Manzoni e Mameli, condizioni dei finanziamenti, cimeli della brava gente, congressi, mance, sondaggi di opinione, asili e pensioni.

Non posso essere fuori da ogni geografia. E cercherò un posto che faccia per me a costo di perderci quel poco di persona che mi sono raccimolata.
Perchè se non con te, non saprei come altro poterlo trovare.

"Ich hab schon was ich will"
"Ich nich. Und dann? Ich kann schon träumen."

mercoledì 29 dicembre 2010

Le follie di una poveraccia

In clima di delirio sociale, in cui è impensabile passare una sera chiusi in camera e guardarsi cartoni, perché insomma è Natale e a Natale si sta tutti insieme. E tutti non è un eufemismo.
Come se non bastasse, non è come nel resto dell'anno che ci si accorda parlando come comuni esseri, alla “Ci vediamo giovedì”. No, dalla vigilia alla Befana, qualcosa cambia nel senso comune: e allora ci si da appuntamenti che suonano lontanissimi per il 28 dicembre, anche se è il giorno dopo, creando il panico generale.
E in questo clima di follia, io che mi sottometto ad ogni qualcosa che possa avere un minimo potenziale di assurdo, stanotte ho comprato 46,20 € di poster e targhette di metallo su ebay. In ordine:
“BEER: help peaple ugly have sex since 1769”
Californication (col bel topo di Hanks a braccia conserte sul fondo di una piscina, con la sigaretta in bocca), “A night of awkwardness, is far better than a night of loneliness”
Erick Cartman's Suck my balls: greatest ever insults (e tutto l'elenco di insulti sotto)
Blondie
Come se non sapessi che fosse una stronzata, appena ho cliccato “conferma acquisto”, alle 3.02, è salita mia madre in mutande ad insultarmi perché ormai chiunque poteva usare la sua carta di credito e che lei adesso cambiava codice.
“Mah, più che chiunque sarei tua figlia, ma chi ci fa caso.”
svegia alle 9 er appuntamento con l'estetista. Una nuova. Una nuova che ha un'idea tutta sua e alquanto invasiva di sgambata. “Basta?” “Non so, troveresti ancora qualcosa?” “Eheh”.
C'è un cazzo da ridere.

martedì 28 dicembre 2010

Io ho deciso di ripartire. (e sta volta, sarà per il più per sempre possibile)

I miei mi hanno insegnato una cosa più di tutte: che spendere soldi è per gente che non ha ambizioni. Perché chi ha progetti che vedono oltre il fine settimana, sa che i progetti diventano fatti solo con un mucchio di danaro, che per chi non li ha da subito, si chiamano sacrifici.
Dunque, ho capito che se fino agli 8 anni avevo sofferto perché non avevo una camera mia, perché non avevo giochi, perché la coca cola era una cosa da festa e le feste erano solo il compleanno e il Natale, poi mi sono ritrovata in una villa di due piani, lavanderia, cantina, doppia sala, doppio bagno, doppio garage, 100 mq di giardino e fare un mese di vacanze a Cuba.
Però, la coca cola sulla tavola continuava a non esserci.
Ora faccio la morta di fame che per avere 50 centesimi di sconto va a far la benzina la sera a chiusura, in fila con altri mille poveracci che ritrovo anche alla Lidl, il Penny o il Netto, che per me altri supermercati non ne sono mai esistiti.
Sta di fatto, che in fondo così barbona non sono. Diciamo piuttosto che sono molto più povera di quello che mi serve per realizzare i miei di progetti.
Per come si disegna la strada davanti, perderei anche quel poco che ho, rimanendo qui. E con i soldi, se ne andrebbe anche ogni possibilità di avere degli obiettivi che siano solo miei.
Li ho visti i milanesi e sono tutta gente che urla aiuto, riempiendo le strade di un fischio acutissimo. È gente che da quando ci convivo, una volta al giorno mi chiedono “Che bella, ma sorridi sempre così?”. Me l'ha chiesto il nero alla fermata della 90, il napoletano sui Navigli, il portinaio del CAPAC e la tabaccaia ieri (a cui, tra l'altro avrei voluto risponderle: “fino a qualche mese fa sì, ora invece sono qui a comprarti le OCB alle 2 di pomeriggio. Non è un sorriso, è una paralisi da tossicodipendente”).
Si, sorrido e sono di buon umore. Perché dovrebbe vi è così strano?
E qualche urlo potrei anche farlo tacere; vi aiuterei, non me ne andrei solo per potervi aiutare tutti: ma sono dalla vostra stessa parte del carro, di quelli che vengono frustati per farli sgobbare sempre di più. Prima devo pensare a me stessa, se voglio star bene; non è egoismo, è solo che se allungassi le mani ora cadrei nel fango, invece di farvi rialzare.
Mi dispiace per chi, crede che stia fuggendo, visto che io sto solo camminando in avanti, capendo che il passato era bello lì dov'è stato e che ora si può anche cambiare scena.
L'unica cosa che voglio ora, è il mio Soul kitchen, che vorrebbe dire un lavoro e una vita che mi piace. Vero anche che aprire un locale è una cosa da ricchi, eppure credo di poter compensare il denaro mancante con voglia e capacità.
Perché, come mi han giustamente fatto notare, ci posso riuscire. E ci posso riuscire perché non ho nulla da perdere. Non posso neanche prendere in considerazione un'eventuale fallimento, perché corrispondere a collasso talmente grande che non può esistere. Lo sento, lo sento che andrà bene e così succederà.

domenica 26 dicembre 2010

Le relazioni sono per chi non ha niente da fare.

E il sesso senza amore mi è riprovevole. Perché è debolezza delle carni e dedizione ai sensi prima dell'anima. Perché l'amore non è per sempre, ma esiste per istanti.
È senso di completezza, è essere dediti all'altro in tutto, è provare del benessere.
Come potrebbero questi sentimenti nascere da della carne? È altro, mettersi a nudo senza la paura della vergogna.
E di solito, lo si fatica a fare anche quando si è soli. Figurati con un altro, quant'è difficile.
Ma è possibile, che sia io che non abbia mai capito cosa si intendesse con “fare l'amore”\ “fare sesso”.
Certo è un peccato vedere in quanti pochi altri lo vivano così.