domenica 11 settembre 2011

Relazioni? No, agglomerati di pretese insoddisfatte.

Che forse le pretese siano troppe o che la sufficienza la si ottenga secondo un giudizio troppo rigido, non lo so.
Non lo so perchè pare sia cose che si sanno, ma di cui nessuno parla. E quando se ne parla l'unica cosa che riesco a cogliere è che il tuo tutto equivale ad un mio niente. Che quello che tu chiami affidamento, io lo percepisco come un "Se non ho nulla di meglio da fare, possiamo vederci".
Posibile che sia così inconcepibile che una volta che amo qualcuno faccia di tutto per passarci del tempo, magari anche solo una notte o un pranzo, insieme? Possibile che il tempo che passo lontano da te per me sia già sprecato?

Mi verrebe davvero voglia di mettermi cianquanta euro nel reggiseno e andare a ballare trance per tutto il week end, limonando come ai buoni vecchi tempi (4 mesi fa?) con un po' chiunque. Che quel chiunque mi da più soddisfazioni e stabilità di te.
Che quando ho chiesto a qualcuno degli sconosciuti di farmi un favore, nn han battuto ciglio, mentre tu non sai fare altro che startene lì con l'indice puntato, non sapendo mai arrivare puntuale.
E ora che avrei bisogno di essere accompagnata da un chirurgo, mi verrebbe da chiedere a tutti ma non a te.
E' questo per te il massimo di un rapporto?
Ma allora io che ci faccio ancora qui?

domenica 31 luglio 2011

Avere una relazione è forse diventato un cliché?

Non avrei mai pensato di dover insistere per far dire a qualcuno che stiamo insieme. Perché a me per prima, non è mai importato. Stavo bene per quello che era e, evidentemente, mi bastava anche. L'unica mia relazione è stata da “Voglio stare con te perché vorrei condividere il resto della mia vita con te”. Al che, si parlava ben oltre il cosa fare nel week end. Avrei giurato sul mio quaderno di cucina che i miei figli avrebbero avuto lui come padre. Poi magari ci saremmo lasciati, ma ci sarebbe dovuto essere qualcosa che di noi doveva rimanere, perché ci sentivamo di esistere davvero come fossimo una cosa sola. E non era questione di quanto bene ci conosciamo o quanto andiamo d'accordo, anzi. Erano sfuriate e fughe in macchina di notte verso il mare.
Era tutto così forte dalla prima volta che ci siamo toccati. È stato come aprire una porta e vedere un mondo nuovo.
Ho sempre pensato che fosse questo l'amore, qualcosa che nasce dal nulla in una grande esplosione di benessere.
Eppure, l'unica volta in cui me ne ero so sentita sconvolta così a fondo – detto anche “innamorata” - è stato scontato che lui sentivo esattamente quello che sentivo io.
Ed anche lui, il vecchio, sono convinta che lo sente. Perché non sono cose che si nascondo dietro a un “non lo so”, sono più cose da balconcino a fine giornata con una bottiglia di rosso e una sigaretta, che quando ti metto le mani nei capelli per baciarti non riesci a trattenere un sorriso. Che usciamo da due mesi ed ogni volta che ci siamo visti, cioè quasi tutti i giorni, abbiamo fatto l'amore. Ma perché è naturale che sia così, che stiamo insieme e del tutto.
E vorrei dire che stiamo insieme perché è palese che sia così, non sarebbe il cambiare le cose. Ed è questo che lo rende un cliché a cui si potrebbe pure rinunciare.
Che forse se a quello che io ritengo il culmine di una discussione lui cambia totalmente discorso, è anche meglio. Perché “che ci pensi a fare?”.

lunedì 25 luglio 2011

Tutto cambia, ma io son sempre confusa.

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E' iniziata una nuova relazione, mi sono licenziata, ho un locale da aprire.

Le uniche costanti con la mia vita normale sono che non ho un soldo e che sono senza casa.
Nonostante ciò, nessuna delle nuove cose che ho mi convinca del tutto.
Andiamo con ordine: quello che parrebbe essere il mio uomo - ma che non ha alcuna intenzione di dirlo a voce troppo alta - è vecchio, ha 27 anni più di me. Ventisette anni. Io non so nemmeno quanti siano ventisette anni. Mentre lui era perso tra lo Zoo di Berlino con Christian F, io giocavo a poker con la mia maestra d'asilo. Lui già si prostituiva e io venivo chiamata porcellino dal mio compagno delle elementari (Mattia, non ti perdonerò mai).
Già, perchè non è solo perchè lui ha cinquantanni. E' anche questione del fatto che è un ex tossico, che è stato in carcere una flotta di volte - dio forse ne sa il perchè, ma io no -, che ha un figlio di 13 anni che per un altro mese vive con lui, fa il cameriere ed è bisex.
Io ho il credo della "mentalità aperta", ma buon dio, se uno ha tutto questo nel passato di certo non avrà nemmeno un presente lineare. Che non ha mai colpe, ma è pieno di giustificazioni. Come ogni uomo, d'altra pare. Solo che le sue sono plateali, confessionali, dolorose. E io, che nonostante tutto mi troverei ad essere quella che ha appena subito un torto, devo così consolarlo. Al che, non ne ho alcuna intenzione e risolvo con un plotplot sul cranio mentre nel frattempo cerco di frenare il mio nervoso.
Eppure, nonostante ciò, mi pare che lui sia l'unico veramente interessato al fatto che io stia bene. Che quando lui arriva senti il buonumore scendere giù per tutto il corpo e se sto nel letto la sera non posso che sentire la sua mancanza.

Mi pare d'aver anche capito che a settembre andremo a vivere inseme.

Io, per ora, non vedo l'ora di scrostarmi di dosso Berlino e tutta la sua confusione. Tra una settimana si parte e chissà cosa potrà mai accadere in due settimane. Chissà quale nuova ovvietà mi balzerà per la testa, chissà in quale direzione.

venerdì 8 aprile 2011

Che cos'è il tempo? è ciò che distingue l'uomo dall'animale.

La volpe dorme, si sveglia, cerca di procurarsi del cibo, spende in ciò tutte le sue energie, fa decine di chilometri al giorno. Rincorre le prede, scappa dai predatori. Cerca la tana. La sera è stanca, se ha mangiato abbastanza va a dormire, sennò continua nella sua ricerca.
Che cos'è il suo tempo? Non c'è, non esiste, è un continuo flusso teso ad appagare i propri bisogni essenziali. Il poco che rimane è riposo. La sua è assenza di tempo, e la chiameremo fase 1.

La scimmia vive in società: non essendo un animale solitario, ha meno difficoltà nel procurarsi il cibo e nel difendersi dai predatori. Dicontro, per vivere in società, dedica parte del suo tempo alle relazioni sociali, che è ciò che le permette di vivere in gruppo,senza il quale non avrebbe l'agio (ed il tempo) di cui sopra. Inquanto animale sociale, trasferisce parte delle sue energie dai bisogni essenziali a quelli (apparentemente) secondari. E' distratta dai bisogni primari e secondari, ma è più padrona del suo tempo perchè ha la scelta se dedicarsi principalmente ai bisogni essenziali orelazionali. la scelta è ciò che ci dà il controllo, il controllo cifa concepire il concetto di tempo, in uno stadio evolutivo che chiameremo fase 2.

Il contadino, che è la fase più fisicamente vicina alla nostra poichè l'umanità è nata e si è sviluppata ed è rimasta per migliaia di anni nella fase contadina, che chiameremo fase 3. Il contadino è senziente,è umano, è infinitamente più evoluto della scimmia ma allo stesso modoè altrettanto collegata al tempo "planetario". Il suo tempo è ancora principalmente dedicato alla sopravvivenza, cioè ai bisogni essenziali, ma certamente egli è consapevole del tempo e del suo scorrere, tanto da cominciare a esigere del tempo per sè. Ma il suotempo è scandito da tempi planetari su cui egli non ha alcun controllo. La notte, il giorno, le stagioni, le fasi lunari. La semina, l'aratura, il raccolto.
L'umano contadino non ha su di sè il peso del tempo, non sente di dover dare la propria legge al mondo. Non ha il peso della "libertà" che lo costringe a doversi inventare una propria etica. Egli segue i valori tradizionali, le stagioni come sonosempre state, il susseguirsi del lavoro dei campi, e non ha alcuna ragione per pensare che tutto questo è in continuo cambiamento. Egli si aspetta che il suo domani sia uguale al suo oggi, che è stato uguale al suo ieri.

Il consumista, che è la fase 4 dell'evoluzione, è il contadino che ha perso i suoi riferimenti ed è inondato di informazioni, stimoli,scelte, differenti stili di vita. Egli non è più evoluto del contadino, ma è il mondo intorno a lui che è cambiato, diventando confuso frammentario e labile al punto dacostringerlo a dover gestire, per la prima volta nella storia evolutiva, l'universo intorno a sè.
Piccola premessa: l'universo, di per sè, è inesplicabile,inconoscibile ecc. il contadino sapeva come affrontarlo grazie al suo bagaglio di etica, valori, comportamenti, chiavi sociali, tempiplanetari, spiritualità religiosa, rapporto con la madre terra eccecc. Egli quindi non doveva costruire da sè il proprio mondo, perchè la sua vita era già prefissata alla sua nascita. Il consumista non ha questa fortuna, questo scampare alla libertà. Egli non vuole costruire il proprio mondo (questo spiega la incredibile passione dell'uomo moderno per i totalitarismi, che sollevano l'individuo dal peso della propria libertà), ma non ha scelta: è nato in un'epoca in cui non c'è un'idea condivisasufficientemente stabile e ampia. deve trovare da sè la propria chiaveinterpretativa per costruire il mondo intorno a sè. In più, i continui stimoli che lo colpiscono gli fanno aumentare a dismisure i suoi appetiti terreni, infatti al contrario del contadino egli si fa ingannare al punto di dare per scontato che il suo domani debba essere migliore dell'oggi. Di qui la frustrazione, il malessere,l'alienazione ecc.naturalmente noi creiamo la realtà che ci circonda, anche quando ne siamo inconsapevoli, ma il consumista è bloccato da questo. Cerca un mondo stabile negli oggetti e nella materia, ma non lo trova. Anzi il mondo reale lo riporta sempre a sè, a confrontarsi con sè stesso, a dover decidere come essere, a dover CONOSCERE SE' STESSO.

Coloro che affrontano questo percorso e cercano la strada per conoscere se stessi e creare la propria chiave interpretativa della realtà, comprendendo il rincorrere la propria coda che tiene il consumista bloccato sempre allo stesso punto avviluppato nei propri desideri terreni che si rivelano sempre scatole vuote, costoro sono gli illuminati che passano alla fase 5. L'illuminato, che è la fase 5 dell'evoluzione della vita, ha compreso quanto sia inutile tentare di comprendere il mondo esplorando il mondo, ed ha compreso il mondo esplorando sè stesso. Sa che il mondo è illusione, che funziona attraverso regole non fisiche ma energetiche. Esplorando se stesso ha sentito come il mondo sia una cosa sola, come tutta la materia sia una cosa sola, come ogni forma di vita sia un acosa sola, come ogni essere umano sia una cosa sola. Tutto coincide in un punto ed avviene contemporaneamente. Egli scopre, per tornare al punto di prima, che il tempo non esiste.
Quindi aveva ragione la volpe! Ma non ne era consapevole.

A questo punto il tempo è solo la forma dello scorrere, la vita è un giro di giostra, l'etica è quella dell'amore verso se stessi e verso il mondo. L'ìlluminato è libero dal tempo, perchè sa che è solo il fiume sopra cui si sta navigando. è libero dal peso dell'etica, perchè vede la legge delle mondo e vede che essa premia le buone azioni, la decenza,la temperanza, la tolleranza, il rispetto verso di sè e verso glialtri. Come diceva Dante, vede "l'amore che muove i pianeti e le altre stelle", e non è costretto ad inventarsi e correggere e giustificarela propria etica ogni due minuti. Non si è però privato della libertà, anche perchè sarebbe impossibile se non involvendo. La stessa libertà che manda a male il consumista, per l'illuminato è la sola condizione di esistenza possibile. Egli è libero quanto la volpe, ma con in più la consapevolezza che il mondo è illusione, quindi non sente il richiamo dei desideri materiali.

giovedì 17 marzo 2011

Le relazioni umane e il consumismo - compra che resti solo

Ho mandato 6 mail a 6 persone diverse questa settimana e non mi ha risposto NESSUNO.
Al che, non avendo più a nessuno a cui scrivere, mi sono sgrovigliata dei pensieri. Partendo appunto dal presupposto che le mail sono un pessimo mezzo di comunicazione, dato che nessuno mi ha risposto. Non volendo riconoscere che le persone NON VOGLIANO rispondermi, ho cercato altre giustificazioni. C'ho messo così tante parole che non sentirai nemmeno il rumore delle unghie mentre scivolo dal vetro.

Secondo me il consumismo porterà a un risucchio di tempo sempre piu ampio; mentre nelle culture meno "bisognose" - nel senso che hanno bisogno di meno cose - si avrà più tempo.
Il problema è che il tempo è tutto ciò che abbiamo. Ad esempio è strettamente correlato alle relazioni umane, perchè siamo nel periodo in cui il virtuale cerca di occupare il più tempo possibile. Ed il virtuale è fatto di rapidità di battuta tra domanda e risosta. Ora è praticamente immediata, ottima dal punto di vista oggettivo. Però sta di fatto è talmente rapida che.. come dire, non esiste nemmeno. Per questo è fondamentale poter scegliere quanto tempo dedicargli, che altrimenti neanche la scelta tra virtuale e umano è più una scelta.
Nella prima società, quella materialistica (Milano, per intenderci) si hanno infatti meno relazioni e più veloci, che quindi sono praticamente solo virtuali, che occupano meno tempo (perchè il tempo costa).
Nell'altra invece la relazione umana riesce a continuare a esistere e quella virtuale ne è una componenete minore, perchè se si può scegliere tra le due - la virtuale e quella umana - si sceglia quella umana, che necessita di un tempo che però i consumisti non hanno e dunque ripiegano.
E ne è la prova, dato che a Milano non c'è la cultura del "campare con poco", ci sono solo un'ammasso di desideri e bisogni personali, che qui vengono adempiti invece dalla società a prescindere.
In media in una famiglia milanese affermata ci sono 2 stipendi da 1000-1200 euro al mese.
Che cosa te ne fai di tutti quei soldi?
La macchina? Usano tutti la metro e non serve.
La casa? Vivere in strada costa poco, costa poco mangiare e la birra al bar, non ci si attacca alla casa, ma alla città;
Certo, la macchina non devi aspettarla ed è sempre sotto casa. Però se a Milano tutti dessero i soldi che spendono per la macchina come tassa per i mezzi pubblici, quanto migliore sarebbe il servizio?
Un berlinese se c'ha voglia di lavorare lavora..se no si fa una pausa che i soldi per campare glieli dà lo stato. Che certo non sono molti. Però se possono scegliere tra tempo e denaro, scelgono il tempo, a differenza di un consumista.
Così che non tutti devono sempre lavorare (e che i vecchi se ne vadano in pensione) e ci sono meno prodotti in circolazione, perchè si ha meno denaro in circolazione. E' un paese povero in fin dei conti, però in un equilibrio perfetto.
Non è una questione di meglio o peggio, non è certo facile nè da tutti neanche vivere con 500 euro al mese. Qui ci bevono sopra..se non esistessero droga e alcol andrebbe tutto a rotoli.
Ma anche le formiche si fanno gli allucinogeni, chi siamo noi per restare sani?

mercoledì 16 febbraio 2011

Bisex or just sex?



Giusto per star bene. Giusto per non rinunciare a nulla. Giusto per non dire mai di no. Giusto per non comportarmi da sbronza solo quando bevo. Giusto perchè la bellezza è bellezza e la magia è magia e tu le rispecchi entrambi.
E per qualche strana ragione le vedi anche tu in me, e mi prometti  tulipani neanche fossi un uomo che mi sbava dentro il decoltè.
Ma tu no, perchè è da troppo che ci conosciosciamo e c'è stroppo legame extra fisico che ci fa ridere, sorridere e dormire insieme con pura gioia.

Epure ci penso a lei, sebbene ci siano sempre stati uomini che io stessa amavo, almente quanto lei, a separarci. Eppure ci penso, in modi consoni ed in altri meno.

Che s'ha da fare? Forse troppa astinenza?

Mah, attendiamo Pasqua, quando ci vedremo e forse capiremo.

Runnin' back home to write a song about us...even if I don't know you

Mi manchi fottuto figlio di puttana, mi manchi tu e mi mancano tutti quelli che sarebbero potuti essere e che che non sono stati. Che mi fanno girare in una Berlino minacciante neve in maglione. Uno, due, forse quattro. Ma pur sempre senza giacca, ma pur sempre morendo di freddo e vestita da Kurt Cobain, perchè tanto, chissene frega.
Io no di certo, che mi arrocco in un angolo della metro con la birra in braccio, aspettando di prendere il tram e vedere se sei ancora lì a lavorare.
Senza sapere come poter ritracciare l'altro, che chissà tra quali braccia, sicuramente splendide di qualche bionda tedesca emo qualunque, è andato a finire. Che poi lei inizierà a metterti in riga o scoparsi il tuo migliore amico. Ma che importa. Lei resta meglio di me comunque. Jenny, fottuto nome di merda.
E l'altro che si scopa le adolescendi nel backstage, credendosi Rick Springfield, col magone di approfittarne finchè si può, abbuffarsi perchè domani non si sa mai. Mentre con me gioca all'Accademia della Crusca, gioca al "io-ne-so-più-di-te-comunque".
Ed io che solo felice di avervi affianco, io che non potevo che sentire che anche per voi era lo stesso e per questo innamorarmi.
Io, che povera illusa, credevo che la realtà fosse quello che anche voi volesse.
Quella di tu che torni dal lavoro alle 5 di mattina e io che ti prearo una vasca di schiuma e una birra, io che prenoto un aereo il pomeriggio per la sera, solo per passare una serata con te, io che spero sempre che la prossima volta che ci vederemo pioverà e che staremo sospesi per aria ascoltando le nostre frivolezze d'amore.
Perchè è così che sarebbe, se solo voi foste persone più che ego.
Invece mi trovo ancora a dover comprare autoreggenti e parrucche per tenere la scena, per prestarvi novità. E lo farei lo stesso, che giocare mi piace, quando non è per essere scopata.
Pensare...pensare che lo abbiate fatto per carne, quando per me era piùchepoesia, piùchecarne, piùcherealtà.
Non so se aver pena di voi o arrendermi alla mediocrità delle cose. Non so se abbiate ragione voi credendo la vostra frivolezza una scelta oppure voltare lo sguardo per non trovarvi nessuno.

sabato 5 febbraio 2011

A rapporto con un quindicenne

Quando avevo diciassette anni, convivevo con un ventiseienne. Però, se stavamo insieme, è perché di anni di distanza, chi un po' in più e chi un po' in meno, non ce n'erano.
Ora che invece non ci sono stati né preliminari alla convivenza né decisione, la questione è diversa.
Perché prima c'è stato il giudizio, poi la conoscenza; ed in questo caso l'ottimismo e la fiducia son stati troppi.
Sopravvalutazione dove non serve e ignoranza assoluta su altro, in un risultato che è una lavatrice di bianchi-neri-rossi.
Come il fatto che vende il fumo. Hai quindici anni. A quindici anni io avevo il coprifuoco alle 23.30 e sgattaiolavo di nascosto sul balcone per fumare una sigaretta. Subito dopo, doccia.
Ed era bello così, per quanto mi sarei voluta sballare e pensar solo a quello, i miei genitori non me l'han permesso. Mi hanno obbligata prima ad aver degli obiettivi; poi è successo che sono diventata indipendente e me la posso gestire io. Però, una volta che i soldi di cui campo sono i miei e non di qualcuno che si è fatto il culo quadro per farmi vivere in una casa dignitosa e potermi permettere un mese di mare ogni estate.
Che quando lo scopri quanta fatica si fa, capisci che non ne vale la pena.
Che c'è di meglio a cui pensare e la canna può rimanere un piacevole sottofondo. Ma che uno sbarbino non pensi ad altro, non ha senso.

Si diverte pure a picchiare le persone.
“Com'è possibile che non hai mai visto due picchiarsi?”.
Forse non scegli la scena o i personaggi, ma dal palco ci sali e ci scendi con le tue gambine.

Non capisco. Non capisco quanto ancora possa peggiorare Milano quando finirà nelle mani delle prossime generazioni.