domenica 31 luglio 2011

Avere una relazione è forse diventato un cliché?

Non avrei mai pensato di dover insistere per far dire a qualcuno che stiamo insieme. Perché a me per prima, non è mai importato. Stavo bene per quello che era e, evidentemente, mi bastava anche. L'unica mia relazione è stata da “Voglio stare con te perché vorrei condividere il resto della mia vita con te”. Al che, si parlava ben oltre il cosa fare nel week end. Avrei giurato sul mio quaderno di cucina che i miei figli avrebbero avuto lui come padre. Poi magari ci saremmo lasciati, ma ci sarebbe dovuto essere qualcosa che di noi doveva rimanere, perché ci sentivamo di esistere davvero come fossimo una cosa sola. E non era questione di quanto bene ci conosciamo o quanto andiamo d'accordo, anzi. Erano sfuriate e fughe in macchina di notte verso il mare.
Era tutto così forte dalla prima volta che ci siamo toccati. È stato come aprire una porta e vedere un mondo nuovo.
Ho sempre pensato che fosse questo l'amore, qualcosa che nasce dal nulla in una grande esplosione di benessere.
Eppure, l'unica volta in cui me ne ero so sentita sconvolta così a fondo – detto anche “innamorata” - è stato scontato che lui sentivo esattamente quello che sentivo io.
Ed anche lui, il vecchio, sono convinta che lo sente. Perché non sono cose che si nascondo dietro a un “non lo so”, sono più cose da balconcino a fine giornata con una bottiglia di rosso e una sigaretta, che quando ti metto le mani nei capelli per baciarti non riesci a trattenere un sorriso. Che usciamo da due mesi ed ogni volta che ci siamo visti, cioè quasi tutti i giorni, abbiamo fatto l'amore. Ma perché è naturale che sia così, che stiamo insieme e del tutto.
E vorrei dire che stiamo insieme perché è palese che sia così, non sarebbe il cambiare le cose. Ed è questo che lo rende un cliché a cui si potrebbe pure rinunciare.
Che forse se a quello che io ritengo il culmine di una discussione lui cambia totalmente discorso, è anche meglio. Perché “che ci pensi a fare?”.

lunedì 25 luglio 2011

Tutto cambia, ma io son sempre confusa.

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E' iniziata una nuova relazione, mi sono licenziata, ho un locale da aprire.

Le uniche costanti con la mia vita normale sono che non ho un soldo e che sono senza casa.
Nonostante ciò, nessuna delle nuove cose che ho mi convinca del tutto.
Andiamo con ordine: quello che parrebbe essere il mio uomo - ma che non ha alcuna intenzione di dirlo a voce troppo alta - è vecchio, ha 27 anni più di me. Ventisette anni. Io non so nemmeno quanti siano ventisette anni. Mentre lui era perso tra lo Zoo di Berlino con Christian F, io giocavo a poker con la mia maestra d'asilo. Lui già si prostituiva e io venivo chiamata porcellino dal mio compagno delle elementari (Mattia, non ti perdonerò mai).
Già, perchè non è solo perchè lui ha cinquantanni. E' anche questione del fatto che è un ex tossico, che è stato in carcere una flotta di volte - dio forse ne sa il perchè, ma io no -, che ha un figlio di 13 anni che per un altro mese vive con lui, fa il cameriere ed è bisex.
Io ho il credo della "mentalità aperta", ma buon dio, se uno ha tutto questo nel passato di certo non avrà nemmeno un presente lineare. Che non ha mai colpe, ma è pieno di giustificazioni. Come ogni uomo, d'altra pare. Solo che le sue sono plateali, confessionali, dolorose. E io, che nonostante tutto mi troverei ad essere quella che ha appena subito un torto, devo così consolarlo. Al che, non ne ho alcuna intenzione e risolvo con un plotplot sul cranio mentre nel frattempo cerco di frenare il mio nervoso.
Eppure, nonostante ciò, mi pare che lui sia l'unico veramente interessato al fatto che io stia bene. Che quando lui arriva senti il buonumore scendere giù per tutto il corpo e se sto nel letto la sera non posso che sentire la sua mancanza.

Mi pare d'aver anche capito che a settembre andremo a vivere inseme.

Io, per ora, non vedo l'ora di scrostarmi di dosso Berlino e tutta la sua confusione. Tra una settimana si parte e chissà cosa potrà mai accadere in due settimane. Chissà quale nuova ovvietà mi balzerà per la testa, chissà in quale direzione.