lunedì 30 marzo 2015

La distanza tra mano e cuore




Non vorrei fare l'italiana all'estero, non mi piace Cacio e Pepe, non sono mai stata a Roma e l'unica liberazione dell'intera famiglia è stata nelle vacanze, il più lontano possibile da ciò che già conoscevamo.
Eppure resta sempre un piede infilato nello stivale, che mi fa voltare lo sguardo a rimirare questo indistricabile groviglio imperiale.

Un paese di sinistra che più di sinistra non è mai stato.
Quando dentro al ring siamo soliti rimirare l'abbagliante comunismo sbriciolarsi nelle strade tra graffiti, comunicazione oltre l'interesse, richieste di condivisione di chewingum o crema per le mani. Nessuna vergogna nella richiesta e nessuna esitazione nell'offerta.
Ed al governo una DC poco nota per idee di populismo.

Mi si rivolta il padre nella tomba quando penso che lui, presente alla X assemblea nazionale della CGIL dell'81, lui è stato il prima a realizzarlo l'americanismo che dilaga nella cultura padana.
Il mangiare in abbondanza, spendere tutto in un mutuo, come se nella casa perfetta stesse la vita perfetta.
Lui che ancora riusciva ad includere la famiglia come parte di se stesso, senza comunque riuscire a far qualcosa di reale per il vicino di casa sempre sbronzo che vive in una topaia. Lui, che ha abbandonato con la casa anche una donna che nemmeno riesce ad avere un sentimento di naturale sacrificio verso i rami più stretti della propria famiglia.
Come se la vita finisse con la materialità della morte.
Come se i propri ideali si esprimessero solo nel momento del voto.
E che allora possa soffocare ogni politica, se votare un rappresentante ti delibera dal mantenere reali i tuoi valori.
Spero che mio padre, voltandosi nella tomba, abbia trovato una posizione più comoda.




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